IL TRUST “DAVIDE ASTORI”

13 maggio 2018

Il trust è uno strumento tecnico-giuridico particolarmente duttile e malleabile, idoneo a soddisfare le più svariate esigenze patrimoniali.

Un trust rappresenta un ottimo strumento di tutela, pianificazione e programmazione patrimoniale.

E’ un fondo, gestito da uno o più soggetti, per la realizzazione di un progetto.

Nn è una cosa necessariamente da ricchi o per patrimoni complessi.

La recente “Legge sul Dopo di Noi” lo ha voluto  (ed incentivato) tra gli strumenti diretti alla realizzazione di progetti per il futuro di soggetti affetti da disabilità.

In occasione dei terremoti del centro Italia, ricordo venne istituito un apposito trust per la raccolta e gestione dei fondi a favore della zone colpite dal sisma.

Leggevo di un particolare trust per gestire i fondi a favore delle zone più povere dell’Africa, per andare incontro alle esigenze minime di vita delle popolazioni che si vedono costrette all’emigrazione.

E’ di poche ore fa una nota ufficiale della Fiorentina:

“La ACF Fiorentina comunica la costituzione di un trust denominato Davide Astori Trust a favore di Vittoria Astori. La costituzione del Trust ha lo scopo di contribuire alla sicurezza economica della piccola Vittoria. Il trust sarà supervisionato dalla famiglia Astori, insieme alla mamma Francesca. Con questo gesto siamo sicuri di interpretare anche a nome della squadra e dei tifosi l’affetto ed il rispetto di tutti quelli che hanno voluto bene a Davide”.

Oggi, 13 maggio, è la festa della mamma.

Credo che Francesca Fioretti, compagna di Davide Astori, mamma della piccola Vittoria Astori, sia un po’ la mamma di tutti noi e di tutti i nostri bambini….

Un abbraccio allora a Francesca e a tutte le mamme, forti, preziose, speciali, uniche ed insostituibili.

M

BLIND TRUST – FIDUCIA CIECA –

22.2.18

“I wish I were blind when I see you with your man”… (vorrei essere cieco quando vedo te con il tuo uomo)… forte, intenso…. parole del Boss, Bruce Springsteen… a me la parola blind, in automatico, porta la mia mente a questo testo….

avete ragione….scusate….rientro subito nelle mie vesti….

Ecco, il termine inglese “blind“, se italianizzato, diventa “cieco”…

Se poi il termine “blind” l’abbiniamo al termine “trust” il risultato, italianizzato, è “fiducia cieca”….

….nn male dai, una volta tanto “l’italianizzazione” di un termine inglese nn mi banalizza il tutto….

Per carità, ho letto articoli in cui si parlava di “cecità” del blind trust… così no… così sì che rischi di smontarmelo…

Supermario Draghi, ex banchiere privato, il 29 dic 2005 entra come governatore in Bankitalia… all’indomani dell’insediamento, a scanso di equivoci, trasferisce tutto il suo patrimonio azionario personale in un rigoroso blind trust….

Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, per mettere fine alle polemiche sui suoi possibili conflitti d’interesse, decide di “separarsi” dal suo patrimonio societario (una galassia di 23 società), costituendo un blind trust

Vincent Bollorè, raider d’assalto, protagonista della finanza internazionale… secondo l’AgCom, la sua partecipazione in Mediaset, frutto della scalata ostile del 2016, deve scendere sotto il 10%… ecco allora che anche Vincent sta meditando un blind trust  dove parcheggiare la parte in eccedenza della partecipazione nel biscione….

Ma che cos’è un blind trust?

Diciamo che è una forma di trust realizzato al fine di separare completamente un soggetto dal proprio patrimonio e dai propri interessi patrimoniali personali….

Il tustee (il gestore) diviene l’unico protagonista assoluto nella gestione del patrimonio confluito nel fondo, senza interferenze esterne….

E’ una forma estrema di segregazione, in cui il gestore ha massima autonomia e discrezione…

La drasticità dell’istituto diverrebbe utile a garantire l’esclusione di conflitti d’interesse in capo a chi accede a cariche pubbliche o, comunque, in situazioni di incompatibilità o potenziale conflitto d’interessi….

Ma al di là di Supermario, Luigi e Vincent, mi rendo sempre più conto che oggi il termine ed il concetto di trust stan divenendo, anche in Italia, sempre più di uso comune….

Dopotutto anche il nostro legislatore, con la “Legge sul dopo di noi”, ha buttato il cuore oltre l’ostacolo,  e lo ha ufficialmente “presentato” agli Italiani “come uno di famiglia” ….

Vuoi vedere che anche da noi l’istituto sta per essere riconosciuto per quello che effettivamente è e può essere?

Valido e malleabile strumento a servizio della corretta gestione dei più variegati interessi patrimoniali…

….accordi patrimoniali nella separazione e divorzio, gestione patrimoniale per persone incapaci, programmazione transgenerazionale del controllo di aziende, meditato passaggio generazionale della ricchezza….

….svariati usi, e perfettamente ottimizzabile con altri strumenti giuridici…. testamento, fiduciaria, assicurazione, patto di famiglia…..

…diverrà di uso comune anche da noi…. occorre avere fiducia…. fiducia cieca….

M

 

 

TRUST, “LEGGE SUL DOPO DI NOI” E CONSULENZA PATRIMONIALE

Il Legislatore del 2016 verrà sicuramente annoverato come quello più “trasgressivo”, quello che ha “liberato” da catene anacronistiche i rapporti di coppia, scolpendo sul marmo dell’ordinamento giuridico italiano, a distanza di oltre 40anni dalle picconate della legge sul divorzio e da quella sulla riforma del diritto di famiglia, una legge “arcobaleno”, la cosiddetta “Cirinnà”, la 76/2016, madre delle unioni civili e delle convivenze.

Ma sempre nell’arco degli stessi 12mesi vede la luce la L. 112/2016, battezzata con un nome che evoca un’immagine ed un ruolo “paternalistisco” dello Stato: la legge “sul dopo di noi”.

Una legge scritta, pensata e voluta per offrire soluzioni giuridiche a favore degli interessi di persone affette da “disabilità”.

Il nuovo dettato normativo prende posizione, incentivando l’uso di strumenti giuridici ed assicurativi al fine di “prenotare” oggi la stabilità e sicurezza patrimoniale futura delle persone più “fragili”.

Oggi, a distanza di un anno, nn si può nn prenderne atto che, osservata dalla spesso scomoda posizione degli addetti ai lavori, la nuova legge ha dato motivo di riflessioni, confronti, dibattiti, anche molto costruttivi.

Ed allora, per quanto mi riguarda, devo dire che il mio Legislatore, per certi versi, mi ha colto di sorpresa, “sbattendomi” in faccia un testo ricco di così tanti spunti “tecnici” che quasi mi vien da pensare se effettivamente se ne sia reso conto della effettiva portata.

La legge “sul dopo di noi”, infatti, va ben oltre, a mio avviso, le previsioni, e spalanca le porte alla costruttiva pratica di nuove tecniche d’ingegneria patrimoniale.

E’ evidente che questo nn è il momento ed il luogo per discorrerne sino in fondo come il tutto ne meriterebbe.

Ma avremo modo di parlarne comunque di persona, confrontandoci, come sempre, quando ci ritroveremo, rincontreremo o rincroceremo in giro per l’Italia.

Ma è chiaro ed evidente che la nuova legge ha avuto il merito di svegliare un po’ tutti e metterli di fronte all’uso ed al perimetro d’applicazione di un “vincolo di destinazione” ex art. 2645 ter c.c., strumento tipico all’interno del nostro ordinamento giuridico, dalle maglie spesso troppo “larghe”, tanto da risultare poi effettivamente difficoltoso comprenderne appieno la sua portata utilitaristica.

E poi nn può nn esaltare il coraggio di una legge che si è presa l’onere e l’onore di “coniare” il “contratto di affidamento fiduciario”, salutato da molti come il “trust italiano” che poi, pacifiche le indubbie potenzialità, trust nn è.  Ma offrendo, di fatto, a noi patrimonialisti, un formidabile “giocattolo” patrimoniale da imparare a plasmare.

E poi, il “Legislatore del dopo di noi”, probabilmente in giornata particolarmente felice, ha (finalmente) riconosciuto e “sdoganato” il trust quale possibile e pratico strumento d’utilità sociale.

Ebbene si, alla luce del dettato normativo, quello strumento ancora “alieno” nella quotidianità dei più, viene pubblicizzato come uno degli “attrezzi” giuridici più idonei a “costruire il futuro patrimoniale” dei soggetti privi di autonoma “esistenza patrimoniale”.

Come qualsiasi scritto normativo, però, al di là dei discorsi e ragionamenti dei dottori, per capirne effettivamente la portata occorre poi attendere e valutare l’applicazione concreta in ambito giurisprudenziale.

E il giudice tutelare di Roma, su specifica istanza ne prende posizione.

Un Amministratore di Sostegno (nel caso specifico la madre dell’amministrato) ha ritenuto che fosse  interesse del soggetto disabile che i beni di proprietà di quest’ultimo (nello specifico due immobili) uscissero dalla sua sfera personale e fossero gestiti a suo favore all’interno di un trust, secondo le linee tracciate dalla legge 112.

Cosa delicata, se ci si riflette.

Il Giudice tutelare investito sul merito ha ritenuto che l’operazione si presentasse effettivamente in linea con le esigenze di tutela del soggetto “debole”, premiando, di fatto, un progetto patrimoniale  presente ma proiettato nel futuro: il futuro patrimoniale di una persona affetta da gravi disabilità.

Quest’ultima avrà la sicurezza (ed i suoi familiari la certezza) che i suoi beni saranno, nel tempo, gestiti nel suo interesse, dal soggetto prescelto come il più idoneo, secondo le regole dettate dal regolamento del trust (vedasi Tribunale di Roma, ufficio del Giudice tutelare, decreto n. 12647, datato 6 ottobre 2017).

 

M.

TRUST & AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

Il Trust è compatibile con l’Amministrazione di Sostegno?

Beh… se trust letteralmente significa “fiducia” mi viene da dire di si…

….ma cosa dite… giuridicamente mi sa che la cosa nn tiene…

allora… proviamo a ragionarci un po’ meglio…

Sappiamo che l’AdS è un istituito giuridico volto a tutelare gli interessi di persone affette da disabilità… psichiche e/o fisiche…

Bene… in questi casi il Tribunale può nominare un Amministratore di Sostegno, cioè un soggetto che provveda a curare gli interessi dell’amministrato….

E’ chiaro che l’AdS deve attenersi alle prescrizioni contenute nell’atto di nomina e dovrà render conto periodicamente al giudice tutelare…

Ma chi può essere l’Amministratore di Sostegno?

Preferibilmente un familiare, ma potrebbe essere nominato (se ritenuto confacente all’interesse del beneficiario) un professionista…

E in tutto questo, come direbbe Tonino, il trust che c’azzecca?

E c’azzecca… in presenza di patrimoni “complessi” il trust potrebbe rappresentare lo strumento ideale per evitare inefficienze o addirittura “paralisi” nella gestione, proprio a discapito dello stesso beneficiario dell’amministrazione di sostegno…

Provate a pensare ai casi in cui vi siano da gestire partecipazioni aziendali, immobili, attività finanziarie, opere d’arte…. e chi gli nominiamo amministratore di sostegno… Marchionne?

In tal caso, accanto alla figura dell’AdS potrebbe essere prevista la figura del trustee, che ha le capacità di gestire, in piena autonomia e con la massima professionalità il patrimonio, svincolato dall’impasse delle autorizzazioni (preventive) del giudice tutelare…

…  l’amministratore di sostegno vigilerà sull’operato del trustee e ne darà conto al Giudice Tutelare, proprio  in un’ottica di massima efficenza nella gestione globale degli interessi dell’amministrato.

La giurisprudenza di merito conferma che il connubio Trust+AdS c’ azzecca… (Trib. di Bologna, 23/09/2008; Trib. di Rimini, 21/04/2009; Tribunale di Genova, 14/03/2006; Tribunale di Roma, 26/19/2016)…

Stay Tuned

M.

 

 

 

 

IL FONDO PATRIMONIALE, IL TRUST…. E LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA

Chi ha scoperto l’acqua calda?

Poi… è stata scoperta o inventata?

Non lo so, però mi accorgo che a distanza di anni dalla sua scoperta (o invenzione) ancora oggi ogni tanto viene riscoperta…e il fatto fa sempre notizia…

Dai Massimo, dove vuoi arrivare – direte giustamente voi – taglia corto ed arriva al punto…

E arrivo al punto…

A caratteri cubitali sui giornali e sul web: “Fondo Patrimoniale e Trust aggredibili dalla revocatoria” (Corte di Cass. sent., n. 19376 del 3 agosto 2017).

Eccola qua, la scoperta dell’acqua calda che ancora fa notizia.

Una coppia, indebitata con la banca, prima vincola determinati beni con un fondo patrimoniale, poi, per andare oltre, con un trust.

La banca, leggerissimamente infastidita del fatto, agisce in revocatoria e i vincoli vengono dichiarati inefficaci nei suoi confronti.

Per quale motivo?

  1. Entrambi gli atti (F. Patrimoniale e Trust) sono a titolo gratuito;
  2. Il credito della banca era già esistente prima della costituzione dei vincoli;
  3. La consapevolezza in capo al creditore della esistenza del debito e del pregiudizio arrecato al creditore

Voi, sinceramente, avreste avuto qualche dubbio circa il fatto che (in quel caso, con quei presupposti) gli strumenti adottati nn avrebbero retto l’impatto della revocatoria?

Vedete, quello che più importa, è che chi fa consulenza patrimoniale (o aspiri a farla) abbia una preparazione ed una forza tale da poter guidare il proprio cliente verso le scelte (patrimoniali) più vantaggiose.

Questo, però, attenzione, nn significa dover sempre assecondare il cliente, anzi…il patrimonialista (in quanto tale) deve anche avere le palle di dire al cliente, in determinati casi, “non c’è niente da fare”. Si, in determinati casi, purtroppo, la soluzione patrimoniale più vantaggiosa per il cliente può essere questa.

Quello che ci dicono i giudici della cassazione nn cambia di un millimetro quanto a preziosità ed utilità di strumenti giuridici quali il Fondo Patrimoniale, Trust, atti di destinazione, polizze, ecc. ecc. ecc..

Tutti ottimi strumenti offerti dall’ordinamento giuridico che fanno parte della “cassetta degli attrezzi” (pardon…volevo dire del bagaglio culturale) del patrimonilsta per “ottimizzare” la patrimonialità del cliente.

Vanno però scelti ed utilizzati con cura, nel momento ed in presenza delle condizioni ottimali per poterlo fare in modo effettivamente vantaggioso.

Occorre rivolgersi a chi il patrimonialista lo fa di professione, altrimenti….con l’acqua calda, si rischia veramente di scottarsi….

M.

 

 

 

TRUST E SISMA: UN AIUTO PER CHI HA PERSO TUTTO

Il nostro ordinamento offre la possibilità di tutelare e gestire correttamente e proficuamente i propri interessi patrimoniali…

….chiunque ha la possibilità di adottare una corretta strategia adatta ed adeguata alle proprie specifiche esigenze patrimoniali….questa va studiata, adottata e monitorata ed aggiornata con l’aiuto di uno specialista….il proprio patrimonialista…un professionista che di professione fa questo…consiglia il corretto mix di strumenti ed azioni che, combinati tra loro, consentono di gestire in modo ottimale la propria patrimonialità in funzione di specifiche esigenze di vita (realtà familiare, professionale, vecchiaia, passaggio generazionale, ecc.).

Occorre, quindi, conoscere gli strumenti che il nostro ordinamento ci offre e “ritagliare” un bellissimo abito su misura….

A tal proposito, è di questi giorni una notizia che merita sicuramente un doppio plauso, tanto per il significato “civile” ed “umano” che esprime, e tanto per l’esempio di chiara e capace ingegneria giuridica che rappresenta…

Alcuni professionisti, al fine di contribuire a sollevare coloro che con il sisma di Amatrice han perso tutto, hanno costituito un “Trust onlus”, volto alla raccolta di contributi sotto qualsiasi forma da destinare come aiuto….

…dal punto di vista prettamente giuridico-patrimoniale l’operazione ha il pregio di rappresentare il Trust per quello che effettivamente è, cioè un utile, valido e malleabile strumento di corretta gestione delle più svariate esigenze personali-patrimoniali….nello specifico, una raccolta di fondi affidata ad un trustee che ha il compito di gestirli e destinarli a favore di uno specifico fine…

….dal punto di vista “umano”, sicuramente vanno ringraziati i professionisti che hanno messo sul piatto la loro professionalità per chi, purtroppo, è meno fortunato….

M.

UN TRUST PER “I LAPO”?

Anche se se n’è parlato poco ed i media e la rete non gli han dato molto risalto, 🙂 , qualcuno di voi forse avrà sentito parlare negli ultimi giorni della vicenda che ha visto protagonista uno dei rampolli di casa Agnelli, Lapo Elkann.

Al di là di quanto accaduto all'”agnellino“, la vicenda offre uno spunto per una riflessione giuridico-patrimoniale.

Il punto è questo: come si possono proteggere (patrimonialmente) le persone da sé stesse?

Esiste uno strumento giuridico idoneo ad assicurare stabilità patrimoniale per chi stabile patrimonialmente non lo è?

Beh…forse bisogna guardare al Trust.

la “Legge sul Dopo di Noi” lo ha ufficialmente sdoganato per le persone disabili: persone che, anche se patrimonializzate, non riuscirebbero a gestirsi autonomamente.

Però, al di là dei casi in cui si è in presenza di persone affette da gravi disabilità, è molto frequente che all’interno di famiglie vi siano soggetti incapaci o inadatti a gestire la loro patrimonialità.

Il problema può essere ricondotto a ragioni caratteriali, ma anche ad inattitudine  o a semplice inesperienza.

Come fare? Lasciare patrimoni a determinati soggetti, paradossalmente, potrebbe significare causargli un danno.

Ecco allora che lo strumento Trust consente di assicurare una stabilità economica all’instabile economico, grazie alla gestione della sua patrimonialità a suo favore ad opera di un terzo (trustee).

E’ una cosa necessariamente da ricchi? Assolutamente no, tenuto anche conto che trustee può essere nominato chiunque.

Se a ciò aggiungiamo che chi ha conferito i beni in Trust si è liberato della propria patrimonialità, possiamo concludere che la stessa unica operazione può assicurare tutela a due soggetti: disponente e beneficiario.

…chissà se a casa Agnelli ci hanno mai pensato?!

M.

 

 

 

 

AUMENTO DELLE IMPOSTE DI SUCCESSIONE? PROVIAMO A PENSARE AD UN TRUST

Probabilmente dovremo abituarci a smettere di pensare al trust come a qualche cosa di “astrofisico”, considerandolo, piuttosto, per quello che è: uno strumento giuridico duttile e malleabile, adattabile a svariate esigenze patrimoniali.

Come si è avuto modo di evidenziare nel precedente articolo, la prossima legge sul “dopo di noi” lo sta ufficialmente sdoganando quale strumento utile a gestire patrimoni nell’interesse di persone con gravi disabilità.

L’utilità del trust potrebbe essere apprezzata anche in relazione al possibile aumento delle imposte successorie, in alternativa alla classica donazione.

Il trust, infatti, ci consentirebbe di trasferire “patrimonio” oggi (come pure la donazione), alle condizioni attuali, ma col vantaggio (rispetto alla donazione) che i beni conferiti in trust non entrerebbero direttamente ed immediatamente nella disponibilità del beneficiario.

Il trustee (il gestore dei beni in trust) potrebbe essere incaricato di gestire immobili, prodotti finanziari, aziende, nell’interesse dei beneficiari già individuati, ma di trasferirne la proprietà e la libera disponibilità in un momento successivo.

Ciò comporterebbe un doppio vantaggio rispetto alla classica donazione.

I beni, infatti, perverrebbero ai beneficiari solo al momento più opportuno (ad esempio al raggiungimento della maggiore età o in seguito al raggiungimento di un titolo di studio, ecc.) e, quindi, sarebbero maggiormente “tutelati” rispetto a condotte del beneficiario stesso.

Oltre a ciò, il trust, diversamente dalla donazione, consente di ottenere una doppia protezione da attacchi esterni: a favore del disponente, che si spoglia dei beni (come pure nella donazione), ma anche a favore del beneficiario che non ne ha l’immediata disponibilità (diversamente dalla donazione).

Ovviamente, trust e donazione sono entrambi validi strumenti di pianificazione successoria e protezione del patrimonio e l’opportunità di sceglierne uno piuttosto che l’atro o, addirittura entrambi, non può che essere il risultato di una corretta e preventiva strategia patrimoniale col proprio consulente patrimoniale di fiducia.

In definitiva, quindi, gli strumenti (giuridici) non mancano, quello che manca, purtroppo, è quasi sempre la strategia patrimoniale.