IL PATTO DI FAMIGLIA: RIFLESSIONI

Il Patto di Famiglia, lo conoscete bene no?

Un contratto, rivestito della forma dell’atto pubblico, tra l’ imprenditore, che trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, uno o più discendenti beneficiari, e coloro che sarebbero gli eredi legittimari dell’imprenditore se in quel momento lui venisse a mancare.

Qual’ è la logica e l’obiettivo del legislatore: dare continuità alle aziende, evitando che nella fase critica del passaggio generazionale vi sia una dispersione di capacità attività produttive con inevitabili cadute sul tessuto sociale e l’economia reale.

Ecco allora che con questo contratto plurilaterale, si tenta di assicurare continuità aziendale attraverso l’individuazione in vita del soggetto o dei soggetti più idonei a proseguire l’attività e, allo stesso tempo, evitare potenziali liti tra futuri eredi.

Quindi i beni oggetto del patto (azienda o quote), vengono, di fatto, sottratti alla futura successione ereditaria.

Il beneficiario dell’azienda o delle quote, dovrà liquidare i legittimari nn beneficiari, in proporzione al valore della loro quota di legittima. Come? E’ un contratto e, quindi, come per tutti i contratti, come si mettono d’accordo pattiziamente.

Domanda: la disciplina del Patto di Famiglia, è applicabile anche alle unioni civili tra persone dello stesso sesso?

Certo, per espressa previsione della legge 76/2016.

E allora andiamo oltre… è applicabile anche se l’imprenditore nn è né sposato né unito civilmente, ma un mero convivente di fatto?

Nel silenzio della legge direi perché no… è prevista una cessione ad uno o più discendenti, e a me risulta che vi siano molti imprenditori con discendenti pur nn essendo sposati (o essendo stati sposati ed attualmente divorziati e conviventi)…

Il Patto di famiglia, una volta concluso, si può risolvere?

Beh, è un contratto, e come tutti i contratti potrà essere sciolto col mutuo consenso di coloro che lo hanno sottoscritto… quindi potrà essere sostituito, se d’accordo tra tutti, con un diverso successivo contratto che, per esempio, vada a redistribuire le quote in modo diverso…

E se il destinatario dell’azienda, che magari si è obbligato a liquidare i legittimari nn beneficiari con pagamenti periodici, si rendesse poi inadempiente?

…e allora, come per tutti i contratti, potrebbero verificarsi gli estremi della risoluzione del contratto per inadempimento….

Bene… sei separato da tua moglie… nn ancora divorziato… vuoi fare i Patto di Famiglia per sistemare l’attività tra i tuoi figli….

Ci siete già arrivati? No? ….il coniuge separato ma nn divorziato è un legittimario che, per legge, deve partecipare al patto ed essere liquidato pro-quota…

Ascolta me… prima divorzia e poi ci pensi…

M

 

PATTO DI FAMIGLIA? ….PARLIAMONE

26.01.’18

Ogni azienda italiana è motore economico e produttore di ricchezza per tutti gli Italiani…

Questa fonte di ricchezza diffusa dovrebbe essere salvaguardata e proiettata nel futuro…

Lo Stato, allora,  si “cala” nelle vesti dell’ imprenditore e cerca ti salvaguardare le “sue” aziende cercando di favorirne la continuità  transgenerazionale.

Nel duemila6 (L. 55/2006) viene introdotto nel ns ordinamento giuridico il “Patto di Famiglia”… strumento giuridico volto ad assicurare continuità aziendale ed imprenditoriale i vista del “salto generazionale” del patrimonio familiare…

L’istituito giuridico si risolve in un “patto”, un vero e proprio contratto, col quale l’imprenditore ed i suoi familiari “negoziano”, tra di loro, la proprietà dell’azienda nel futuro…

E’ un’esplicita eccezione legislativa alla regola relativa al “divieto di patti successori” vigente in Italia… nessuno può “contrattare” la propria futura eredità o quella di altro soggetto ancora in vita…. tranne in questo caso…

L’imprenditore e il soggetto o i soggetti designati quali destinatari del futuro aziendale, si siedono attorno al bellissimo tavolo del notaio e, insieme a tutti coloro che sarebbero gli eredi Legittimari se in quel momento venisse a mancare l’imprenditore, fissano le regole del passaggio generazionale dell’azienda… i Legittimari nn destinatari dell’azienda si accordano con “il” o “i” beneficiari della stessa x la loro liquidazione personale… è un contratto, quindi, nei modi e nei termini in cui raggiungono un accordo…

Raggiunto l’accordo, il passaggio generazionale del patrimonio “azienda” è cristallizzato… alla morte dell’imprenditore si aprirà una successione limitatamente al suo eventuale residuo patrimonio.

Il Patto di Famiglia, esteso anche alle famiglie nn sposate ma unite civilmente (coppie dello stesso sesso), prevede l’esenzione fiscale totale per il mantenimento delle quote nel quinquennio successivo…

Sicuramente nn adatto a qualsiasi caso, ma certamente un ottimo strumento alternativo al testamento, alla donazione o alla (statisticamente disastrosa) successione legittima…

Bene… è stato osservato che nella pratica lo strumento nn è poi risultato così “gettonato” rispetto alle ambizioni del Legislatore…

Domanda: come mai?

“...occorre mettere d’accordo i legittimari… e poi come vengono liquidati i non assegnatari… e se poi spunta un altro legittimario che prima nn c’era?” Queste alcune delle considerazioni che spesso sento o leggo…

Problematiche che rimangono invariate a prescindere dal Patto di Famiglia….

Vi dico la mia?

Provate a prendere 10 imprenditori che conoscete… è già sufficiente 10… provate a chiedergli se sanno cos’è un Patto di Famiglia…. verificato quanti di loro sn a conoscenza dell’istituito e delle sue finalità ed opportunità, la risposta al “come mai?” arriva da sola…

EDUCAZIONE PATRIMONIALE… è l’attività del Patrimonialista…

Stay tuned

M

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