LA SUCCESSIONE DELL’AZIENDA

Effettivamente se ne sente parlare molto… il passaggio generazionale dell’azienda… il tema è sempre attuale…. in realtà, però, mi rendo conto che “la pianificazione transgenerazionale del bene azienda” è poco “coltivata”…

L’imprenditore (per certi versi molto comprensibilmente) è concentrato sul quotidiano… l’azienda deve fatturare, guadagnare, crescere… a volte deve “semplicemente” riuscire a resistere alle mille avversità del quotidiano…

Guardare oltre nn è sempre facile… soprattutto quando guardare oltre comporta “mescolare” affari aziendali con le “dinamiche familiari”….

L’azienda è un bene “complesso” e metterla in linea con il “bene famiglia” nn è cosa semplice… capacità, volontà, predisposizione, ambizione… variabili nn “economicopatrimoniali”, ma con risvolti “economicopatrimoniali”….

Nel passaggio generazionale d’azienda, poi, l’aspetto meramente civilistico s’intreccia e si fonde con quello fiscale….imposte dirette ed indirette…. continuità aziendale in neutralità fiscale o meno, cessione dell’azienda con realizzazione di redditi diversi, affitto d’azienda…. l’impresa individuale che diventa società di fatto tra eredi e che dovrà essere trasformata in società…

E allora occorrerebbe parlarne prima…. magari individuando “il” o “gli” eredi più adatti alla continuazione… valutare il patrimonio aziendale per “pesarlo” all’interno del patrimonio familiare…. e scegliere gli strumenti più adatti in relazione al singolo caso specifico…. testamento, donazione, patto di famiglia, trust….

Il passaggio generazionale dell’azienda è un tema sempre attuale…. è un tema affascinante che implica una serie di competenze tecniche trasversali che spaziano dal diritto societario a quello tributario, per passare al diritto di famiglia e quello successorio…. bello, molto bello…. ma soprattutto serve una capacità che… purtroppo… nn si impara sui libri di scuola…. la capacità relazionale… la capacità di relazionarsi con l’imprenditore, i suoi familiari e con i suoi professionisti di riferimento….

La pianificazione del passaggio generazionale d’azienda nn è mai un’attività “meccanica”, industriale… è un’attività “artigianale”, “sartoriale”….  è l’attività del patrimonialista….

Ci risentiamo e rivediamo a settembre con i nuovi progetti, attività ed iniziative.. felice estate e buone vacanze a tutti.

M

 

LA SUCCESSIONE IN LUXOTTICA

La vicenda che tiene banco in questi giorni nel panorama finanziario è quella relativa alla fusione tra i due colossi degli occhiali Essilor-Luxottica.

Tralasciando gli aspetti prettamente finanziari, l’operazione appare d’indubbio interesse anche dal punto di vista familiare/successorio.

La proprietà di Luxottica, infatti, è detenuta dai Del Vecchio attraverso la holding Delfin.

Quest’ultima, oggi, ha in pancia il 61,9% del colosso di Agordo.

In seguito alla fusione, la stessa cassaforte di famiglia, si troverà a detenere tra il 30 ed il 40% della nuova realtà.

La famiglia Del Vecchio, quindi, rinuncia al controllo totale di una società, per una quota minoritaria di una più grossa.

La scelta, oltre a seguire logiche industriali e finanziarie, sicuramente rappresenta anche un’occasione per delineare la futura successione dell’azienda.

Il vecchio Del Vecchio, che vanta un palmarès di tutto rispetto quanto a matrimoni (tre), ha infatti “accumulato” negli anni ben sei figli.

Ad ogni figlio ha attribuito il 12,50% della nuda proprietà della Dolfin, mentre x lui ha trattenuto la piena proprietà del 25% restante e l’usufrutto su tutto.

Il meccanismo appare semplice ed efficace: alla sua morte, in seguito alla riunione dell’usufrutto alla nuda proprietà, il 75% rimarrà, in parti uguali, in capo ai figli, ed il suo 25%, presumibilmente, all’attuale moglie.

A differenza di quanto accaduto con Esselunga, dove Caprotti ha optato per l’attribuzione del controllo societario ad alcuni eredi, mantenendo nell’azionariato familiare il ruolo imprenditoriale,  qui la strategia è stata quella di trasformare la cassaforte di famiglia, per il futuro, in un investimento prettamente finanziario.

E allora, se investimento puramente finanziario doveva essere, probabilmente meglio lasciare in eredità un investimento finanziario nel più grosso colosso mondiale del settore.

La strada della successione, quindi, è stata segnata… ma attenzione….mai dire mai…per il vecchio Del Vecchio c’è ancora tempo e spazio per altri matrimoni e, chissà… per altri figli 🙂

M.

LA SUCCESSIONE “CAMPARI”, TRA NUDA PROPRIETA’ ED USUFRUTTO DI QUOTE.

E’ venuta a mancare qualche giorno fa Rosa Anna Magno Garavoglia, controllante della società Davide Campari.

La scomparsa segue di poche settimane quella di Caprotti, patron di Esselunga (e ne scrissi qualche settimana fa su questo blog).

In entrambi i casi, alla loro scomparsa, segue il tema della successione, del controllo e della continuità aziendale: in una, il trasferimento generazionale d’azienda.

Ve la faccio corta: sapete cos’è l’usufrutto? E la nuda proprietà?

Sento già alcune delle risposte:”Quando uno dona una casa al figlio però si trattiene per sé l’usufrutto”.

Beh…diciamo che la risposta “tipo” inquadra abbastanza gli istituti giuridici in questione….però si può fare sicuramente di meglio :).

Senza annoiarvi troppo diciamo che tecnicamente l’usufrutto è un diritto reale (minore) su una cosa di proprietà altrui: cioè, c’è il proprietario di una cosa sulla quale esiste anche un diritto (minore) di un altro.

Quindi il proprietario (la cui proprietà è compressa) è “nudo proprietario” e, l’altro (nello specifico), è usufruttuario.

Il concetto è lo stesso, e non cambia, con la combinazione nuda proprietà-diritto di abitazione, oppure nuda proprietà-uso.

L’usufrutto, che consente di gestire e di godere del bene (di proprietà altrui), si estingue alla morte del suo titolare. In conseguenza, la proprietà “compressa” del nudo proprietario, in automatico, si riespande e, da nuda proprietà, diviene piena proprietà.

Si badi bene, questo schema nuda proprietà-usufrutto vale su tutti i beni su cui qualcuno possa vantare la proprietà, non solo, quindi, relativamente ai beni immobili (per i quali la pratica è molto diffusa, soprattutto tra genitori e figli).

Quindi vale anche per le quote societarie. Il vantaggio? Molto, molto rilevante.

Io trasferisco la (nuda) proprietà oggi, ma, di fatto, continuo a controllare e gestire il bene —> x l’azienda —> trasferisco le quote oggi, ma continuo a gestire indisturbato l’azienda finchè campo.

Alla mia morte? Il nudo proprietario, indisturbato, in automatico, diviene pieno proprietario.

E’ quanto fatto x Campari: Domenico Garavaglia, anni ’80 del secolo scorso, trasferisce al figlio le quote di controllo della società, trattenendone, con la moglie, l’usufrutto. Padre e madre, quindi, in vita, hanno gestito e goduto dell’azienda; oggi, il figlio, venuta a mancare la madre, unica usufruttaria superstite, in automatico, è pieno proprietario del pacchetto di controllo dell’azienda.

Donazione con riserva d’usufrutto, testamento, patti di famiglia, trust…tanti modi per programmare in modo “indolore” il passaggio generazionale in azienda…gli strumenti ci sono sempre…sono le strategie che mancano.

M.

P.S.: Vi ho stressato? …andate al bar e fatevi un Campari!

 

 

SIAMO TUTTI UN PO’…CAPROTTI

La morte di Bernardo Caprotti, pàtron di Esselunga, modello d’imprenditoria tutta italiana, ha acceso i riflettori su tematiche altrimenti (normalmente) estranee alla quotidianità degli Italiani…

…infatti, articoli di giornali, web e TV offrono lo spunto per conversazioni in ufficio, al bar, in pizzeria…e per qualche giorno, senza accorgersene, gli Italiani diventano tutti un po’ più “patrimonialisti”…ed ecco che la materia solitamente “tabù” diventa di uso comune…il testamento, la legittima, la disponibile, le quote societarie, la seconda moglie, gli altri figli, ecc…entrano, per qualche giorno, nel quotidiano degli Italiani.

Era successo anche non tantissimo tempo fa, ricordate? Si, in seguito alla morte del grande Lucio Dalla…l’evento e le circostanze familiari dell’artista fecero parlare un po’ tutti di testamenti, conviventi, polizze… 

Come allora, anche oggi, tra qualche giorno non se ne parlerà più e la materia verrà scalzata dai soliti discorsi da ufficio o da bar (che spesso, tra l’altro, sono gli stessi :)).

Ma se ci riflettiamo bene, con le dovute proporzioni, quanti Caprotti ci sono in Italia? Quanti imprenditori a capo di un’azienda, più o meno grande, magari con una ex moglie ed una nuova compagna e figli di primo e secondo letto?

Tanti, credo tantissimi…ma quanti di questi hanno programmato il corretto passaggio generazionale dell’azienda ed hanno pianificato il trasferimento della propria ricchezza personale?

Pochi, credo pochissimi….

Si parla di testamenti, passaggio generazionale, quote societarie, mogli ed ex mogli giusto perché trainati dal bombardamento mediatico del momento…ma poi finisce là… ed i milioni di “caprotti italiani” lasceranno aziende ad eserciti di eredi sistematicamente incompatibili ed in conflitto tra loro…e le aziende chiuderanno….lasceranno il proprio patrimonio personale indiviso tra figlie e figli (+ generi e nuore)…e gli avvocati festeggeranno…

…è così…per certe cose siamo tutti dei “caprotti“…

M.