DONAZIONE CON RISERVA DI USUFRUTTO: I DIRITTI DEL LEGITTIMARIO LESO

E’ frequente, soprattutto nei rapporti patrimoniali tra genitori e figli (ma non solo), il ricorso alle donazioni con riserva di usufrutto.

Il genitore, ad esempio, con donazione trasferisce al figlio la nuda proprietà di un immobile, trattenendo per sé l’usufrutto (a vita). Ciò consente al genitore di anticipare gli effetti della futura successione ereditaria, usufruendo delle aliquote e delle franchigie attuali, ed allo stesso tempo di mantenerne il “controllo” (godimento) dell’immobile a vita.

Come noto, però, quando si apre la successione si comincia a fare i conti, ed anche il più sprovveduto tra gli eredi si trasforma in ingegnere matematico.

Ecco allora che la Corte di Cassazione civile si è pronunciata proprio relativamente ad un caso in cui all’erede ingegnere matematico i conti non tornavano (sent. 14747/2016).

Come sapete, agli eredi legittimari (coniuge, figli, ascendenti se mancano figli) spetta di diritto una quota minima del patrimonio ereditario. Per calcolare tale quota il legittimario deve procedere ad alcuni calcoli (riunione fittizia): deve togliere da quello che trova al momento dell’apertura della successione (relictum) gli eventuali debiti (debitum) ed aggiungere le eventuali donazioni fatte in vita dal de cuius (donatum).

Su ciò che risulta, il nostro ingegnere matematico dovrà calcolare la percentuale che gli spetta per legge e, se dovesse aver ricevuto meno, potrà agire (in riduzione) contro chi ha avuto di più.

Il punto focale però è questo: le donazioni che devono essere inserite nel calcolo (donatum), se sono solo donazioni della nuda proprietà (perché il donante si era riservato l’usufrutto), devono essere conteggiate solo per il valore della nuda proprietà? Dopotutto, se analizziamo l’atto di donazione, quello era stato donato (che è cosa ben diversa dalla piena proprietà).

La Cassazione dice no: la donazione, anche se all’epoca riguardava solo la nuda proprietà, va conteggiata (ai fini del calcolo dei diritti dei legittimari) per il valore della piena proprietà.

Ciò in quanto, con la morte del donante “usufruttuario”, la proprietà del donatario “nudo proprietario” si espande e diventa piena proprietà.

Quindi, futuri ingegneri matematici ricordatevi: le donazioni vanno considerate sempre “piene”.

M.

PROVIAMO A PARLARE DI DONAZIONI INDIRETTE?

Donazioni indirette, ne parliamo spesso, ma quali sono e perchè “indirette”?

Indirette per il semplice motivo che “indirettamente” ottengo lo stesso risultato finale di arricchire un soggetto come con una donazione tipica, ma lo faccio in modo “indiretto”, cioè con l’utilizzo di un diverso strumento giuridico.

Alcuni esempi?

REMISSIONE DEL DEBITO- Rinuncio ad un credito: per colui che doveva pagarmi è come se avesse ricevuto una donazione tipica di pari importo (dite la verità, avete mai sentito parlare di bonifici con causale “prestito infruttifero”? 🙂 .

ASSICURAZIONE SULLA VITA – Il premio pagato dallo stipulante (cioè quello che esce dal suo patrimonio e non invece l’indennità che riceve il beneficiario dall’assicuratore) rappresenta una donazione indiretta a favore del beneficiario della polizza.

DONAZIONE MISTA- Quando in un negozio giuridico (esempio vendita), una delle prestazioni è di gran lunga inferiore a quanto dovuto. Esempio , la vendita di una casa a valore catastale anzichè al valore più alto di mercato: è una vendita, ma cela una donazione.

TRUST- Il trust può configurare una donazione indiretta quando il trasferimento dal settlor al tustee prevede poi come destinatario finale (beneficiario) un terzo soggetto.

COINTESTAZIONE DI CONTO CORRENTE BANCARIO- Può configurare la donazione indiretta ogniqualvolta la provvista del conto apparteneva a solo uno dei cointestatari e poi ne beneficia pure l’altro.

ATTRIBUZIONI NELL’AMBITO DELLA COMUNIONE LEGALE TRA CONIUGI- Configura donazione indiretta in tutti i casi in cui uno dei coniugi acquisti un bene, in regime di comunione legale dei beni, con il ricavato della vendita di un suo bene personale, omettendo di far partecipare all’atto l’altro coniuge per escluderlo dalla comunione. In tal caso il nuovo bene entrerà a far parte della comunione e, di conseguenza, indirettamente, vi sarà un arricchimento dell’altro coniuge.

Orbene, tutte le donazioni “indirette”, se effettuate in danno del creditore, sono soggette all’azione revocatoria ordinaria, nonchè, qualora abbiano leso la quota dei legittimari, all’azione di riduzione.

Quindi tanti modi per “donare”, ma altrettanti validi motivi per “revocare” o “ridurre”.

BONIFICO TRA GENITORE E FIGLIO= DONAZIONE NON DICHIARATA

Sempre più spesso mi sento chiedere che effetti può avere il classico bonifico da genitore a figlio, fatto in un’unica soluzione o ad intermittenza.

Spesso, addirittura, con la causale “regalo di papà” 🙂

Beh, gli effetti, tecnicamente parlando, possono essere molteplici.

Sotto un primo aspetto (civilistico) si tratta, evidentemente, di donazioni “potenzialmente nulle” e che, quindi, potrebbero essere rese tali in qualsiasi momento da chiunque vi abbia interesse.

Va ricordato, infatti, che la donazione deve rivestire la forma dell’atto pubblico a pena di nullità e, siccome l’azione di nullità è imprescrittibile, potrebbe essere fatta valere anche a distanza di molti anni.

Ecco allora che il figlio A che ha ricevuto con donazione l’appartamento che vale 100, potrebbe agire contro il figlio B che magari ha ricevuto 100 con bonifico: il primo atto è valido, il secondo può essere dichiarato nullo e, quindi, quei 100 ritornerebbero nell’asse ereditario per essere divisi.

Da altro punto di vista (fiscale), si tratta di donazioni non dichiarate, sulle quali potrebbe essere chiesto il pagamento dell’imposta nella misura massima (8%).

Infatti, tali trasferimenti patrimoniali potrebbero emergere nell’ambito di un controllo su redditi e patrimonio del donatario (cioè colui che la donazione l’ha ricevuta): in tal caso l’Agenzia delle Entrate fa riferimento ad una vecchia disposizione normativa (del 1990, mai sostituita ed aggiornata alle nuove disposizioni in materia di imposte di successione e donazione) che prevede il pagamento dell’imposta con l’aliquota più alta.

Quello che fa pensare è che verosimilmente presto assisteremo ad un aumento delle aliquote relative alle imposte di successione e donazione e che, quindi, quel brutto 8% di oggi, potrebbe domani diventare solamente un dolce e caro ricordo….

 

 

AUMENTO DELLE IMPOSTE DI SUCCESSIONE? PROVIAMO A PENSARE AD UN TRUST

Probabilmente dovremo abituarci a smettere di pensare al trust come a qualche cosa di “astrofisico”, considerandolo, piuttosto, per quello che è: uno strumento giuridico duttile e malleabile, adattabile a svariate esigenze patrimoniali.

Come si è avuto modo di evidenziare nel precedente articolo, la prossima legge sul “dopo di noi” lo sta ufficialmente sdoganando quale strumento utile a gestire patrimoni nell’interesse di persone con gravi disabilità.

L’utilità del trust potrebbe essere apprezzata anche in relazione al possibile aumento delle imposte successorie, in alternativa alla classica donazione.

Il trust, infatti, ci consentirebbe di trasferire “patrimonio” oggi (come pure la donazione), alle condizioni attuali, ma col vantaggio (rispetto alla donazione) che i beni conferiti in trust non entrerebbero direttamente ed immediatamente nella disponibilità del beneficiario.

Il trustee (il gestore dei beni in trust) potrebbe essere incaricato di gestire immobili, prodotti finanziari, aziende, nell’interesse dei beneficiari già individuati, ma di trasferirne la proprietà e la libera disponibilità in un momento successivo.

Ciò comporterebbe un doppio vantaggio rispetto alla classica donazione.

I beni, infatti, perverrebbero ai beneficiari solo al momento più opportuno (ad esempio al raggiungimento della maggiore età o in seguito al raggiungimento di un titolo di studio, ecc.) e, quindi, sarebbero maggiormente “tutelati” rispetto a condotte del beneficiario stesso.

Oltre a ciò, il trust, diversamente dalla donazione, consente di ottenere una doppia protezione da attacchi esterni: a favore del disponente, che si spoglia dei beni (come pure nella donazione), ma anche a favore del beneficiario che non ne ha l’immediata disponibilità (diversamente dalla donazione).

Ovviamente, trust e donazione sono entrambi validi strumenti di pianificazione successoria e protezione del patrimonio e l’opportunità di sceglierne uno piuttosto che l’atro o, addirittura entrambi, non può che essere il risultato di una corretta e preventiva strategia patrimoniale col proprio consulente patrimoniale di fiducia.

In definitiva, quindi, gli strumenti (giuridici) non mancano, quello che manca, purtroppo, è quasi sempre la strategia patrimoniale.

 

 

 

E SE EREDITARE DIVENTASSE VERAMENTE PIU’ CARO?

E’ tradizione oramai in Italia parlare di aumento delle imposte di successione.

Ora, però, sembra veramente tutto imminente. Lo evidenziano autorevoli professionisti tramite i media.

Conviene allora trasferire oggi usufruendo delle comode e confortevoli franchigie esistenti?

Sicuramente sfruttare le attuali franchigie ed aliquote può essere vantaggioso.

Altrettanto sicuramente, però, il “fai da te” potrebbe essere molto pericoloso.

Occorre, infatti, conoscere ed individuare gli strumenti più adatti alle specifiche esigenze famigliari e patrimoniali di ogni singola famiglia.

Perchè?

Proviamo a pensare ad una donazione: è il primo strumento giuridico utilizzato per trasferire in vita alle attuali condizioni fiscali di favore.

Se fatta male, si rischia che il vantaggio fiscale ottenuto oggi, sia vanificato domani.

Da che cosa? Liti tra eredi.

Le donazioni, infatti, sono idonee a ledere i diritti dei legittimari, ossia quei soggetti ai quali la legge riconosce una quota minima dell’asse ereditario.

Purtroppo, però, i conteggi devono essere fatti solo al momento dell’apertura della successione (quindi dopo la morte del donante), spesso a notevole distanza di tempo.

Se a distanza di anni l’erede legittimario vedrà lesa la sua quota minima potrà agire giudizialmente in riduzione contro chi la donazione l’aveva ricevuta.

Ciò significa che, verosimilmente, il risparmio fiscale di chi la donazione l’aveva ricevuta, si tramuterà in parcella di avvocato.

Ma allora, cosa conviene fare?

Occorre pianificare con cura sia i trasferimenti in vita che quelli post mortem, con l’ausilio di un professionista specializzato che sappia tradurre in corretti termini giuridici le esigenze specifiche del singolo cliente, onde evitare spiacevoli ed inaspettate conseguenze in futuro.

Quindi, per chi la donazione la riceve: attenzione ai diritti dei legittimari;

per chi la donazione non la riceve: attenzione ai vostri diritti di legittmari.