DONAZIONE “CONDIZIONATA” (E IL PATRIMONIALISTA)

Donare, regalare…. bellissimo… “dare” senza volere nulla in cambio… è proprio questo lo spirito che muove la donazione, lo spirito di “liberalità”…. se manca questo nn è donazione….

E’ lo spirito del donante….

….ma che bello anche ricevere, “avere” senza dare nulla in cambio….  gratis….

E’ lo spirito del donatario….

Ma tra lo spirito del donante e quello del donatario, può esserci qualche cosa nel mezzo?

Diciamo di si… anzi, tecnicamente trattando direi decisamente sì….

Nella donazione, infatti, si possono inserire diverse clausole, che vanno a “personalizzare” l'”atto donazione”….

Tecnicamente si parla di termini, condizioni, oneri, riserve, ecc. ….

La “condizione”…. bellissima….  rappresenta un avvenimento, futuro ed incerto sul suo verificarsi…. ma se si verifica, si producono i suoi effetti….

Quali?

Dipende…..

Beh, se è sospensiva gli effetti si verificano da quel momento in poi, se è invece risolutiva, si esauriscono da quel momento in poi….

Allora, tornando alla nostra bellissima donazione, c’è il donante che, ovviamente per spirito di liberalità, dona il proprio bellissimo ufficio al figlio…. ma attenzione…..  “a condizione che ti laurei in legge….”

 “E no papy dai… evviva allora lo spirito di liberalità… “

“Condizione sospensiva baby… se ti laurei è tuo….”

“…. ma è un ricatto questo….”

“E va bene, allora mettiamola così baby…. te lo dono l’ufficio, ma se nn arrivi alla laurea entro un certo termine, l’ufficio torna al tuo papy… condizione risolutiva”

“….grazie papy, apprezzo molto il tuo spirito di liberalità…. e salutami tanto il tuo carissimo avvocato patrimonialista Massimo Perini…. e digli pure che lo amo tanto quando ti consiglia così bene….”

M 🙂

 

 

 

LA DONAZIONE DEL NIPOTE AL NONNO

I nonni, bellissimi, patrimonio unico e insostituibile….

Accade che un nipote, per riconoscenza, per soddisfazione personale, con i frutti della propria attività lavorativa, decide di “regalare” ai nonni  una bellissima casa,proprio quella che, magari, avevano sempre sognato e nn hanno mai avuto la capacità economica per acquistarla.

Giustamente, il nipote, vorrebbe comprendere gli aspetti “tecnici” di questo “regalo”.

Beh, anzitutto il regalo è una donazione, da farsi con atto pubblico.

Detto questo, l’operazione va analizzata anche dal punto di vista fiscale.

Come noto, la disciplina sull’imposta di successione e donazione prevede una franchigia pari ad € 1 mil per i trasferimenti in favore di parenti in linea retta.

I nonni sn parenti in linea retta? Direi di si, sn degli ascendenti.

Quindi niente imposta di donazione sino ad un valore (catastale) di € 1 mil.

E se il nonno fosse portatore di handicap grave la franchigia lieviterebbe ad € 1,5 mil.

Ma sull’immobile, è chiaro, gravano anche le imposte ipo-catastali (tot. 3%). Se per il nonno è prima casa sconta l’imposta fissa.

Però, attenzione, io nn entro sugli aspetti “affettivi” ed “emotivi” della scelta…

  • se il nonno poi viene a mancare, a chi va la casa?
  • quali imposte ancora dovrebbero essere pagate sul trasferimento?

Allora, io suggerirei un qualche cosa di diverso….

Per evitare che poi la casa cada in successione magari ad eredi nn graditi (zii) e, in ogni caso, una doppia imposizione (paga il nonno e poi pagano ancora i suoi eredi), io potrei suggerire un qualche cosa di diverso….

Donazione della nuda proprietà ai tuoi figli, e usufrutto al nonno. Il nonnino se la gode da protagonista assoluto fino a che è in vita, poi arriverà ai tuoi figli, che diverranno pieni proprietari senza pagare imposte.

Un abbraccio a tutti i nonni.

M.

 

LA DONAZIONE MODALE

Buongiorno a tutti.

Il tema del post di oggi è la donazione modale.

Sai benissimo di che cosa si tratta no?

….esatto, proprio quella di cui all’art. 793 del c.c..

Come ben sai, la donazione può essere gravata da un onere. Cioè, io ti sì ti dono, però un po’ te la faccio pesare sta cosa… tu devi darne un po’ a qualcun altro….

Mi spiego meglio?

Allora, io dono a te la mia bellissima casa, però tu devi corrispondere a mio nipote mille €uro al mese per dieci anni.

Io dono a te 200mila €uro, però tu devi corrispondere alla mia compagna quattrocento €uro al mese (magari i soldi per pagarsi un affitto).

Quindi che cosa significa: significa che se il donatario accetta la donazione assume l’obbligo di adempiere l’onere impostogli dal donante.

Nessuno lo obbliga, sia chiaro, la donazione è un contratto, e quindi si perfeziona solo in seguito all’accettazione del donatario.

Quindi le figure sono: il donante, il donatario onerato ed il beneficiario dell’onere.

Regola fondamentale: il donatario onerato è comunque obbligato entro i limiti di valore di quanto ricevuto in donazione. Già meglio no? Nella peggiore delle ipotesi sto poveretto nn ci rimette del suo.

E se il donatario onerato, ricevuta la donazione, nn adempie a quello che è il suo obbligo?

Dopotutto, dai, umanamente, può succedere….  se io povero donatario ricevo 100, magari poi potrei essere tentato di tenermeli tutti per me piuttosto che doverli dividere con te, noo?

E lo ha capito bene anche il nostro legislatore, che a noi Italiani ci conosce bene, ed ha previsto un paio di soluzioni…

  • per prima cosa ha previsto espressamente che per l’adempimento dell’onere può agire qualsiasi interessato, non solo il donante
  • ha previsto poi un’altra soluzione, più drastica direi: in caso di inadempimento ti distruggo, cioè chiedo la risoluzione del contratto e, quindi, è come se la donazione nn fosse mai avvenuta…

Cosa importante, però, segnatelo bene… l’eventualità della risoluzione della donazione per inadempimento dell’onere deve necessariamente essere prevista nell’ambito dell’atto di donazione…..

Ok, ho capito, ma se il donante poi muore, chi è che può chiedere la risoluzione della sua donazione se lui nn c’è più?

Il legislatore che ci conosce bene ha pensato anche a questa eventualità: la risoluzione oltre a poter essere chiesta dal donante (vivo), può essere chiesta anche dai suoi eredi (donante morto).

Capito?

M.

DONAZIONE E “BENEFICIOPRIMACASA”

 

Ho capito, dovete donare un immobile e volete sapere se si può usufruire o meno del beneficioprimacasa….

Allora, prima cosa, sia chiaro… per l’imposta di donazione rimane tutto inalterato a prescindere… 4, 6, 8 % a seconda di dove si colloca il donatario, con le relative franchigie…

Se poi sussistono i requisiti di legge (che conoscete no?)  il donatario potrà usufruire del benefico prima casa…

….nn sono stato molto utile vero?

…ok… dai… cerco di fare meglio…

Vediamo… cosa posso aggiungervi….

Ah si… per esempio….

Facciamo finta che ho un’unica casa, ed intendo donarla ad un figlio….

Se in capo al donatario (figlio) sussistono i requisiti di legge, pagherà le imposte ipotecarie e catastali in misura fissa, con un buon risparmio d’imposta….

e fino a qui tutto facile…

Caso diverso…..

poniamo il caso che, anziché donare un’unica casa ad un unico figlio, di case gliene dono più di una, contemporaneamente…..

….come funziona?

C’è o nn c’è il beneficio?

C’è una prima casa se contemporaneamente ne avrà più di una?

Si…? No…?

Funziona così…. qualora la donazione fatta ad un solo beneficiario abbia ad oggetto una pluralità di immobili ad uso abitativo, è possibile chiedere l’agevolazione per uno solo di essi….

Ok, perfetto….

….e se per caso, invece, io dono un solo immobile a più figli insieme?

Cioè donazione di un unico immobile ad uso abitativo, a favore di una pluralità di beneficiari….

In caso di più beneficiari di un solo immobile, la dichiarazione resa da uno solo di essi si estende anche agli altri….

Chiaro?

Ah… cosa importante… segnatevi queste date….

  • 8 maggio Roma
  • 9 maggio Napoli
  • 22 maggio Bologna
  • 23 maggio Firenze
  • 19 giugno Milano
  • 20 giugno Padova

Segnate?

bene, bravi….c’è il mio nuovo Roadshow “IL PATRIMONIALISTA 2.0” ….un’intera giornata insieme sulla consulenza patrimoniale… con la presentazione di tutte le novità Patrimoney 2018/2019 a supporto e per lo sviluppo dell’attività del patrimonialista….

Ehi… vi raccomando… venitemi a salutare…

M

(info ed iscrizioni: www.patrimoneytour.it)

 

 

 

 

 

L’USUFRUTTO SUCCESSIVO (NONNO-FIGLIO-NIPOTE)

Rientrati dalle ferie? Operativi al 100%?

Siete in forma? In formissima?

Dai….vediamo…

Cominciamo col primo articolo post ferie per rimetterci in moto, per riattivare l’attività cerebrale….

Vi ricordate ancora cos’è una donazione? Si?

E che cos’è l’usufrutto?

Allora, la donazione è quel contratto col quale, per spirito di liberalità (quindi senza pretendere nulla in cambio), il donante arricchisce un altro soggetto, il donatario.

Che forma deve rivestire la donazione?

Atto pubblico a pena di nullità, tranne per l’ipotesi in cui si tratti di donazione di modico valore o di donazioni cosiddette “indirette”.

Il bonifico genitore vs figlio, nonno vs nipote, marito vs l’ amante, che cos’è?

E’ una DONAZIONE NULLA, finalmente (e secondo me era già pacifico) lo hanno sancito anche le sezioni unite della nostra corte di cassazione (magari ne parleremo diffusamente in seguito in un apposito articolo).

Benissimo.

Molto diffusa l’ipotesi di donazione di un immobile (casa) tra donante e donatario (es. genitore vs figlio) in cui il donate trasferisce la nuda proprietà al donatario e trattiene per sé l’usufrutto.

Il donante, in questo caso, pur avendo trasferito un bene, ne trae godimento, essendo usufruttuario, finchè vive.

Vantaggio?

Io che trasferisco comunque ne mantengo il godimento a vita, ed alla mia morte, in automatico, il nudo proprietario diverrà pieno proprietario. Quindi senza perdere la disponibilità ed il godimento del bene, ho già definito il passaggio generazionale di quel bene.

L’usufrutto, diritto reale minore su cosa altrui, consente al suo titolare di godere di un bene come se fosse il proprietario. L’usufruttuario dell’appartamento, in linea di massima, può far tutto quello che spetta al proprietario, tranne vendere.

Il diritto di usufrutto, però, ha una caratteristica fondamentale: non può mai durare oltre la vita del suo titolare. Morto l’usufruttuario, morto l’usufrutto.

Attenzione, però: eccezione alla regola.

Art. 796 c.c.: “E’ permesso al donante di riservare l’usufrutto dei beni donati a proprio vantaggio, e dopo di lui a vantaggio di una persona o anche di più persone, ma non successivamente”.

Capito?….ah, no, scusate, dimenticavo…siete nel post ferie…

Allora per capirci:

Nonnino dona al nipotino giovane nuda proprietà del suo appartamento. Il nonnino trattiene l’usufrutto finchè vive. Per regola, alla morte del nonnino, morto l’usufruttuario morto l’usufrutto. Quindi il nipotino diverrebbe, in automatico, pieno proprietario.

Ma c’è un’eccezione: con donazione possono trattenere per me l’usufrutto e destinare, per dopo di me, l’usufrutto successivo ad altra persona.

Quindi: nonnino trasferisce nuda proprietà al nipotino, lui trattiene l’usufrutto, ma dopo di lui l’usufrutto verrà trasferito al suo figlio, padre del nipotino. Il nipotino giovane, quindi, diverrà pieno proprietario non dopo la morte del nonnino, ma dopo la morte del nonnino e del papino. (usufruttuario successivo).

Capito? ….speriamo, tra usufruttuario e nudo proprietario c’è di mezzo ancora il post ferie…

M.

LA DONAZIONE DI BENI ALTRUI: E’ POSSIBILE?

Lo sapete cos’è una donazione?

Ma si dai lo sapete…. è un contratto…

c’è un donante, che per spirito di liberalità, arricchisce un altro, il donatario e, di conseguenza, impoverisce sé stesso…tutto questo senza volere nulla in cambio….

E’ questo lo spirito della donazione, la liberalità….nn volere nulla in cambio di quello che do, o faccio per te…

Ma siccome è chiaro che nessuno “umanamente” dà niente per niente, il legislatore ne ha previsto la forma dell’atto pubblico, alla presenza di testimoni, a pena di nullità: chi dona deve essere consapevole di ciò che fa….

Vi sono eccezioni alla regola: nn è necessaria la forma dell’atto pubblico per la donazione di modico valore o, ancora, per le elargizioni in occasione di ricorrenze (compleanni, natale, ecc.)….

Una donazione può avere ad oggetto tanto il trasferimento di un proprio diritto, quanto l’assunzione di un obbligo…

Ma la domanda che mi pongo è: posso donare cose altrui? Cioè, posso donare cose che nn mi appartengono?

La risposta può sembrare scontata: no…ma cosa vuoi donare se nn ne sei proprietario…

In realtà la risposta (e la domanda) nn è proprio proprio scontata….riflettiamoci un attimo.

Sapete perché mi sorge questo dubbio? Il dubbio mi sorge proprio per il fatto che il codice civile prevede espressamente la possibilità di vendere la cosa altrui (art. 1478 c.c.): chi vende la cosa di un altro, si obbliga a procurarsene l’acquisto.

E allora…se posso vendere la cosa di qualcun altro, perché nn posso, per lo stesso principio, donarla?

D’altro canto cosa cambia: è per certi versi la stessa cosa, se nn per il fatto che con la vendita voglio in cambio un prezzo, con la donazione nn voglio niente….

Allora, diciamo che alcuni autori e qualche pronuncia giurisprudenziale (Cass. civ. sent. n. 1596/2001) ne riconoscerebbero la legittimità….la farebbero rientrare nell’ambito di una donazione obbligatoria….cioè, come espressamente prevede l’art. 769 c.c., posso donare trasferendo un diritto, o assumendomi un obbligo verso il donatario: nel caso specifico l’obbligo di acquisire la proprietà della cosa già donata…

In realtà, tanto in dottrina che in giurisprudenza prevale (ed è preferibile) la tesi in relazione alla quale è esclusa la donazione di cosa altrui.

Ciò per due motivi:

  1. l’art. 769 c.c. specifica che il donante deve disporre di un diritto proprio;
  2. l’art. 771 c.c. esclude che la donazione possa avere ad oggetto beni futuri, sancendone la nullità (beni oggettivamente futuri, cioè nn ancora esistenti, e soggettivamente futuri, cioè che nn fanno parte del patrimonio del donante).

Quindi, volete proprio donare? Nn esagerate….pensate intanto a donare quello che avete 🙂

M

 

LA DONAZIONE DELL’AZIENDA

Anche l’azienda, come qualsiasi altro bene, può cadere in successione o, eventualmente, essere trasferita per atto tra vivi con donazione.

Il tema, tra l’altro, è sempre caldo quello del passaggio generazionale d’azienda…

Attenzione, però….sappiamo tutti, più o meno, cosa intendiamo per azienda….. ma giuridicamente parlando, cos’è un’ “azienda”?

Se leggo il codice, mi dice che è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa (art. 2555 c.c.).

Ok….tanti beni insieme che mi consentono, se organizzati tra loro, e se io sono imprenditore, di esercitare l’impresa (cos’è l’impresa? …lasciamo perdere e concentriamoci su l’azienda che per oggi è più che sufficiente….).

Perfetto….ma allora, io imprenditore che ho organizzato diversi beni tra loro per l’esercizio dell’impresa, se oggi li voglio donare, come devo fare?

Non so se avete capito dove voglio arrivare….se dono l’azienda, dono un unico bene azienda o dono tanti singoli beni (che, appunto, formano un’azienda)?

Il dubbio a me è venuto…..non so a voi….

Ho incontrato posizioni (molto autorevoli) contrastanti….da una parte c’è chi dice che il trasferimento d’azienda è trasferimento di un unico bene complesso, mentre altri ritengono si tratti di donazione di tanti beni….

La cosa è di non poco conto….se l’atto di donazione non è corretto, la nullità può essere fatta valere senza limiti di tempo…..

La dottrina ritiene si tratti di un unico bene donato, mentre la giurisprudenza (anche se molto datata) ritiene si debba procedere all’indicazione dei singoli beni donati….

D’altro canto, se si legge l’art. 782 c.c., in tema di donazione in generale, ci dice che, oltre alla necessità dell’atto pubblico, se vi sono cose mobili, essa non è valida che per quelle specificate con l’indicazione del loro valore nell’atto medesimo della donazione, ovvero in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio….

In azienda ci sono cose mobili? Normalmente si….e per me l’art. 782 c.c. parla abbastanza chiaro….

M.

TESTAMENTO: USUFRUTTO E NUDA PROPRIETA’

Spesso capita che nelle donazioni (tra familiari) venga attribuita la nuda proprietà al donatario (magari figlio o nipote), ed il donante (magari genitore o nonno) trattenga per sé l’usufrutto.

Ciò comporta un duplice vantaggio: da una parte, infatti, il donante conserva il godimento del bene, che può essere destinato a suo utilizzo esclusivo o, addirittura ceduto a terzi tramite locazione o comodato; dall’altro, c’è il vantaggio che l’operazione risulta economicamente meno onerosa in quanto trasferisco non una proprietà piena, ma “nuda”, cioè gravata da un diritto reale minore altrui (l’usufrutto, appunto) sul medesimo bene. Morto l’usufruttuario, però, la (nuda) proprietà, per la sua vis espansiva, si consolida con l’usufrutto e diventa “piena proprietà”.

Lo stesso, si badi bene, non cambierebbe assolutamente nulla, varrebbe per la donazione della nuda proprietà con ritenzione del diritto di abitazione.

Benissimo, tutto chiaro per la donazione classica con ritenzione di usufrutto.

Ma se invece di un atto tra vivi (donazione) siamo in presenza di un atto mortis causa, ossia il testamento, cosa succede?

In questo caso, infatti, il testatore ( che non può destinare a sé, per ovvi motivi, nulla) potrebbe destinare diversi diritti sul medesimo bene a persone distinte: ad uno, per esempio, il diritto di usufrutto e, all’altro, il diritto sulla nuda proprietà.

Bene, fin qui tutto chiaro….

Attenzione, però, mentre nella donazione con ritenzione di usufrutto si segue la logica di “autotutelarsi” sino a quando si è in vita, pur avendo già provveduto con una donazione che si consoliderà completamente in automatico quando verrà a mancare il donante usufruttuario…. con l’operazione testamentaria su due soggetti diversi lo scenario un po’ cambia….

Cosa succede se viene a mancare l’usufruttuario testamentario? Come prima, l’usufrutto non sopravvive alla morte del suo titolare….quindi si estingue ed il nudo proprietario testamentario diviene pieno proprietario…

E se invece ad andarsene per primo è il nudo proprietario (magari ipotesi non contemplata dall’originario testatore unico proprietario del bene, che confidava sulla preventiva morte dell’usufruttuario, più anziano del nudo proprietario) ? L’usufrutto rimane intatto, mentre è la nuda proprietà passa di mano… pro quota, agli eredi del nudo proprietario che viene a mancare….

Ma se l’usufruttuario è anche uno degli eredi (magari genitore) del nudo proprietario (magari figlio) che è venuto a mancare?

Beh…se fosse unico erede diverrebbe pieno proprietario per un consolidamento inverso, della nuda proprietà all’usufrutto in capo alla stessa persona….mentre se più fossero i nudi proprietari eredi, lui rimarrebbe l’unico usufruttuario, oltre a divenire, pro-quota, comproprietario della nuda proprietà….l’unico, però, tra i più “nudi comproprietari” a poter “godere” a vita, in modo esclusivo, del bene.

….chissà se sono stato abbastanza chiaro.

M.

DONAZIONE INDIRETTA ED IMPOSTA DI DONAZIONE (UN CASO PRATICO)

La Corte di Cassazione civile (sez. tributaria, sent. 13133/16) si pronuncia sulla spinosa questione delle donazioni indirette e sul relativo regime fiscale.

Nello specifico, la Suprema Corte si è pronunciata relativamente ad una donazione indiretta finalizzata all’acquisto di un immobile.

Nella pronuncia in esame viene ribadito che sono esenti dall’imposta le donazioni di danaro che sono collegate all’acquisto a titolo oneroso di un bene immobile, qualora per quest’ultimo sia previsto il pagamento di un’altra imposta (di registro o IVA).

Per usufruire di tale esenzione è però necessario:

  • che  il collegamento tra l’atto di liberalità (trasferimento della somma di danaro) ed acquisto immobiliare, risulti espressamente dichiarato nell’atto notarile;
  • che i donanti (del danaro) partecipino all’all’atto.
Purtroppo (per loro), nel caso oggetto di pronuncia, gli acquirenti dell’immobile non avevano rispettato le due condizioni.
La dichiarazione fatta al momento dell’accertamento fiscale che la somma di danaro ricevuta era destinata all’acquisto dell’immobile non è sufficiente: è una donazione di danaro (non dichiarata) e, pertanto, va tassata come donazione.
Benissimo, dicono allora i protagonisti della vicenda: a quale tassazione va soggetta (oggi)? Se a quella attuale sarà pari a zero, in quanto oggi sussistono le franchigie di 1 milione e, essendo due i donatari, godrebbero di una franchigia totale pari a 2 milioni di €.
No, troppo bello dice l’amministrazione finanziaria: vanno applicate le regole vigenti al momento della donazione non dichiarata. Nel 2001 la franchigia era pari a Lire 350 milioni, ed essendo allora la donazione del danaro pari a Lire 2,5 miliardi rimangono oggi scoperte Lire 2,150 miliardi, pari agli attuali € 1.110.382,00 da assoggettare a tassazione (!!).
M.

 

 

DONAZIONE CON RISERVA DI USUFRUTTO: I DIRITTI DEL LEGITTIMARIO LESO

E’ frequente, soprattutto nei rapporti patrimoniali tra genitori e figli (ma non solo), il ricorso alle donazioni con riserva di usufrutto.

Il genitore, ad esempio, con donazione trasferisce al figlio la nuda proprietà di un immobile, trattenendo per sé l’usufrutto (a vita). Ciò consente al genitore di anticipare gli effetti della futura successione ereditaria, usufruendo delle aliquote e delle franchigie attuali, ed allo stesso tempo di mantenerne il “controllo” (godimento) dell’immobile a vita.

Come noto, però, quando si apre la successione si comincia a fare i conti, ed anche il più sprovveduto tra gli eredi si trasforma in ingegnere matematico.

Ecco allora che la Corte di Cassazione civile si è pronunciata proprio relativamente ad un caso in cui all’erede ingegnere matematico i conti non tornavano (sent. 14747/2016).

Come sapete, agli eredi legittimari (coniuge, figli, ascendenti se mancano figli) spetta di diritto una quota minima del patrimonio ereditario. Per calcolare tale quota il legittimario deve procedere ad alcuni calcoli (riunione fittizia): deve togliere da quello che trova al momento dell’apertura della successione (relictum) gli eventuali debiti (debitum) ed aggiungere le eventuali donazioni fatte in vita dal de cuius (donatum).

Su ciò che risulta, il nostro ingegnere matematico dovrà calcolare la percentuale che gli spetta per legge e, se dovesse aver ricevuto meno, potrà agire (in riduzione) contro chi ha avuto di più.

Il punto focale però è questo: le donazioni che devono essere inserite nel calcolo (donatum), se sono solo donazioni della nuda proprietà (perché il donante si era riservato l’usufrutto), devono essere conteggiate solo per il valore della nuda proprietà? Dopotutto, se analizziamo l’atto di donazione, quello era stato donato (che è cosa ben diversa dalla piena proprietà).

La Cassazione dice no: la donazione, anche se all’epoca riguardava solo la nuda proprietà, va conteggiata (ai fini del calcolo dei diritti dei legittimari) per il valore della piena proprietà.

Ciò in quanto, con la morte del donante “usufruttuario”, la proprietà del donatario “nudo proprietario” si espande e diventa piena proprietà.

Quindi, futuri ingegneri matematici ricordatevi: le donazioni vanno considerate sempre “piene”.

M.