DONAZIONE INDIRETTA ED IMPOSTA DI DONAZIONE (UN CASO PRATICO)

La Corte di Cassazione civile (sez. tributaria, sent. 13133/16) si pronuncia sulla spinosa questione delle donazioni indirette e sul relativo regime fiscale.

Nello specifico, la Suprema Corte si è pronunciata relativamente ad una donazione indiretta finalizzata all’acquisto di un immobile.

Nella pronuncia in esame viene ribadito che sono esenti dall’imposta le donazioni di danaro che sono collegate all’acquisto a titolo oneroso di un bene immobile, qualora per quest’ultimo sia previsto il pagamento di un’altra imposta (di registro o IVA).

Per usufruire di tale esenzione è però necessario:

  • che  il collegamento tra l’atto di liberalità (trasferimento della somma di danaro) ed acquisto immobiliare, risulti espressamente dichiarato nell’atto notarile;
  • che i donanti (del danaro) partecipino all’all’atto.
Purtroppo (per loro), nel caso oggetto di pronuncia, gli acquirenti dell’immobile non avevano rispettato le due condizioni.
La dichiarazione fatta al momento dell’accertamento fiscale che la somma di danaro ricevuta era destinata all’acquisto dell’immobile non è sufficiente: è una donazione di danaro (non dichiarata) e, pertanto, va tassata come donazione.
Benissimo, dicono allora i protagonisti della vicenda: a quale tassazione va soggetta (oggi)? Se a quella attuale sarà pari a zero, in quanto oggi sussistono le franchigie di 1 milione e, essendo due i donatari, godrebbero di una franchigia totale pari a 2 milioni di €.
No, troppo bello dice l’amministrazione finanziaria: vanno applicate le regole vigenti al momento della donazione non dichiarata. Nel 2001 la franchigia era pari a Lire 350 milioni, ed essendo allora la donazione del danaro pari a Lire 2,5 miliardi rimangono oggi scoperte Lire 2,150 miliardi, pari agli attuali € 1.110.382,00 da assoggettare a tassazione (!!).
M.

 

 

PROVIAMO A PARLARE DI DONAZIONI INDIRETTE?

Donazioni indirette, ne parliamo spesso, ma quali sono e perchè “indirette”?

Indirette per il semplice motivo che “indirettamente” ottengo lo stesso risultato finale di arricchire un soggetto come con una donazione tipica, ma lo faccio in modo “indiretto”, cioè con l’utilizzo di un diverso strumento giuridico.

Alcuni esempi?

REMISSIONE DEL DEBITO- Rinuncio ad un credito: per colui che doveva pagarmi è come se avesse ricevuto una donazione tipica di pari importo (dite la verità, avete mai sentito parlare di bonifici con causale “prestito infruttifero”? 🙂 .

ASSICURAZIONE SULLA VITA – Il premio pagato dallo stipulante (cioè quello che esce dal suo patrimonio e non invece l’indennità che riceve il beneficiario dall’assicuratore) rappresenta una donazione indiretta a favore del beneficiario della polizza.

DONAZIONE MISTA- Quando in un negozio giuridico (esempio vendita), una delle prestazioni è di gran lunga inferiore a quanto dovuto. Esempio , la vendita di una casa a valore catastale anzichè al valore più alto di mercato: è una vendita, ma cela una donazione.

TRUST- Il trust può configurare una donazione indiretta quando il trasferimento dal settlor al tustee prevede poi come destinatario finale (beneficiario) un terzo soggetto.

COINTESTAZIONE DI CONTO CORRENTE BANCARIO- Può configurare la donazione indiretta ogniqualvolta la provvista del conto apparteneva a solo uno dei cointestatari e poi ne beneficia pure l’altro.

ATTRIBUZIONI NELL’AMBITO DELLA COMUNIONE LEGALE TRA CONIUGI- Configura donazione indiretta in tutti i casi in cui uno dei coniugi acquisti un bene, in regime di comunione legale dei beni, con il ricavato della vendita di un suo bene personale, omettendo di far partecipare all’atto l’altro coniuge per escluderlo dalla comunione. In tal caso il nuovo bene entrerà a far parte della comunione e, di conseguenza, indirettamente, vi sarà un arricchimento dell’altro coniuge.

Orbene, tutte le donazioni “indirette”, se effettuate in danno del creditore, sono soggette all’azione revocatoria ordinaria, nonchè, qualora abbiano leso la quota dei legittimari, all’azione di riduzione.

Quindi tanti modi per “donare”, ma altrettanti validi motivi per “revocare” o “ridurre”.

BONIFICO TRA GENITORE E FIGLIO= DONAZIONE NON DICHIARATA

Sempre più spesso mi sento chiedere che effetti può avere il classico bonifico da genitore a figlio, fatto in un’unica soluzione o ad intermittenza.

Spesso, addirittura, con la causale “regalo di papà” 🙂

Beh, gli effetti, tecnicamente parlando, possono essere molteplici.

Sotto un primo aspetto (civilistico) si tratta, evidentemente, di donazioni “potenzialmente nulle” e che, quindi, potrebbero essere rese tali in qualsiasi momento da chiunque vi abbia interesse.

Va ricordato, infatti, che la donazione deve rivestire la forma dell’atto pubblico a pena di nullità e, siccome l’azione di nullità è imprescrittibile, potrebbe essere fatta valere anche a distanza di molti anni.

Ecco allora che il figlio A che ha ricevuto con donazione l’appartamento che vale 100, potrebbe agire contro il figlio B che magari ha ricevuto 100 con bonifico: il primo atto è valido, il secondo può essere dichiarato nullo e, quindi, quei 100 ritornerebbero nell’asse ereditario per essere divisi.

Da altro punto di vista (fiscale), si tratta di donazioni non dichiarate, sulle quali potrebbe essere chiesto il pagamento dell’imposta nella misura massima (8%).

Infatti, tali trasferimenti patrimoniali potrebbero emergere nell’ambito di un controllo su redditi e patrimonio del donatario (cioè colui che la donazione l’ha ricevuta): in tal caso l’Agenzia delle Entrate fa riferimento ad una vecchia disposizione normativa (del 1990, mai sostituita ed aggiornata alle nuove disposizioni in materia di imposte di successione e donazione) che prevede il pagamento dell’imposta con l’aliquota più alta.

Quello che fa pensare è che verosimilmente presto assisteremo ad un aumento delle aliquote relative alle imposte di successione e donazione e che, quindi, quel brutto 8% di oggi, potrebbe domani diventare solamente un dolce e caro ricordo….