LA RINUNCIA ALL’EREDITA’ DEL MINORE

Tu sei il chiamato all’eredità…. rinunci…. chiamato diventa tuo figlio…. rinuncia pure lui…. chiamato ulteriore diventa tuo nipotino che ha tre mesi di vita…. rinuncia anche lui?

In definitiva, il nonnino o la nonnina, inconsapevolmente, inguaiano il nipotino?

Allora… come noto, il “chiamato” all’eredità può accettare o rinunciare l’eredità stessa, entro il termine di legge…. 10 anni dall’apertura della successione…

Sappiamo anche che il legislatore ha previsto una forma di tutela per l’accettante, l’accettazione col beneficio d’inventario che, nei casi “border line”, offre la garanzia di nn dover rispondere col proprio patrimonio personale dei debiti ereditari, magari ben oltre l’attivo ricevuto.

Bene.

Come ben sapete, anche il minore d’età può ereditare. Ma proprio a sua garanzia, i suoi legali rappresentati (genitori o tutore) dovranno sempre accettare col beneficio d’inventario, previa autorizzazione del giudice tutelare. Si vuol evitare, è evidente, che il minore corra dei rischi derivanti da decisioni di terzi.

Benissimo.

Mi è stato correttamente chiesto: ma allora, se il minore è comunque tutelato per legge, col beneficio d’inventario e l’autorizzazione del giudice tutelare, è possibile, per lui, rinunciare all’eredità?

Secondo voi?

….bravissimi, esatto… è comunque possibile rinunciare all’eredità…  però a determinate condizioni.

Occorrerà dimostrare che vi sono delle ragioni “oggettive” in relazione alle quali è sconveniente accettare l’eredità (pur col beneficio d’inventario). Le ragioni potranno essere economiche, morali od entrambe.

La richiesta e l’autorizzazione, ovviamente, deve passare il vaglio del giudice tutelare.

E se uno dei due genitori esercenti la potestà genitoriale fosse in disaccordo rispetto all’altro?

Ottimo, il giudice tutelare provvederà a nominare un curatore speciale del minore….

Stay tuned

M

L’ACCETTAZIONE CON BENEFICIO D’INVENTARIO

Lo sapete no…se accetto l’eredità mi sostituisco alla persona del de cuius e ne acquisisco, patrimonialmente parlando, attivo e passivo….e proprio relativamente a quest’ultimo (il passivo), il mio patrimonio si fonde con quello ereditario e dei relativi debiti posso essere chiamato a risponderne, anche oltre il valore dell’attivo ereditato, col mio patrimonio personale…

In estrema sintesi, ricevo 50 di attivo, 100 di passivo = pago 50 di tasca mia….nn è un buon affare…

E siccome l’eredità l’accetto tutta o niente, a volte diventa difficile e/o pericoloso scegliere…

L’istituto dell’accettazione col beneficio d’inventario limita il pericolo: accettando col beneficio limito il rischio a quanto ho ricevuto…nn ci rimetterò mai del mio…

E’ chiaro che l’accettazione beneficiata è espressa ed atto formale (nn può essere “tacita” come può essere l’accettazione semplice).

La forma deve necessariamente essere quella dell’atto pubblico a pena di nullità ed è soggetta ad un doppio grado di pubblicità: inserzione nel registro delle successioni tenuto presso il tribunale del circondario in cui si è aperta la successione e trascrizione a cura del cancelliere presso l’ufficio dei pubblici registri immobiliari del luogo in cui si è aperta la successione.

Attenzione, la trascrizione va effettuata anche qualora nell’asse ereditario nn vi siano beni immobili, ma solo mobili. Si tratterebbe di una forma particolare di pubblicità che appare giustificata nn in relazione alla natura dei beni, ma dalla peculiarità degli atti.

Ma qual è l’organo legittimato a ricevere la dichiarazione beneficiata?

…. solo il notaio o il cancelliere del tribunale….ma nn qualunque notaio o cancelliere….ma solo quello del circondario in cui si è aperta la successione.

Benissimo: e dove è che si è aperta la successione? Dove risiedeva il de cuius? No cari….troppo facile….la successione si apre nel luogo dell’ultimo domicilio (che. lo sapete, è cosa diversa dalla residenza) de de cuius….

Per esempio, per capirci: il de cuius aveva la residenza a Roma, lavorava da due anni a Napoli, aveva un ufficio di proprietà a Venezia, ma è venuto a mancare nella clinica ospedaliera a Milano….qual è il notaio (o il cancelliere) competente a ricevere l’atto?….a voi la (nn facile) scelta….

E se per caso presento la dichiarazione beneficiata al pubblico ufficiale sbagliato (perché nn corrispondente a quello dell’ultimo domicilio, cioè di apertura della successione)?

Eh…possono essere guai….diverrai sì erede… perché hai accettato…ma erede puro e semplice….

Quindi attenzione….cominciate già a lavorare sui vs futuri de cuius….cominciate già ad individuarne il loro domicilio….che nn si sa mai….

M.

 

EREDITA’ E AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

Parliamo un po’ di Amministrazione di Sostegno. E’ necessario farlo, perché l’allungamento medio della vita dell’uomo, inevitabilmente, comporta anche la necessità, sempre più frequente, di dover far fronte a patologie, più o meno gravi, che con l’invecchiamento della persona sono ricollegate….e un buon patrimonialista, nell’interesse del proprio cliente e dei suoi familiari, ne deve sempre tener  conto….

Allora, il sig. Rossi (nome di fantasia) è beneficiario di una Amministrazione di Sostegno.

Domanda: può accettare un’eredità? Può fare testamento? Può ricevere per testamento?

Bene…procediamo per gradi.

Tutto nasce da una legge, la n. 6 del 2004, che ha introdotto in Italia (senza alcun accorgimento per essere coordinata con la disciplina successoria vigente) l’istituto dell’Amministrazione di Sostegno (di seguito AdS).

La nuova legge ha rivoluzionato i meccanismi giuridici di protezione degli incapaci rispetto a quanto già previsto dal codice civile del 1942.

Infatti, con l’AdS, diversamente rispetto alla interdizione ed alla inabilitazione, la regola è la capacità d’agire, mentre l’incapacità d’agire diventa l’eccezione. L’istituto, infatti, ha quale obiettivo primario quello di tutelare il più possibile la persona bisognosa di tutela, allo stesso tempo, però, sacrificando il meno possibile la sua capacità d’agire (cioè la capacità di compiere validi atti giuridici, che si acquisisce al compimento del 18ttesimo anno d’età).

In tal senso, l’art. 409 c.c. prevede che “il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’Amministratore di Sostegno. Il beneficiario dell’Amministrazione di Sostegno può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana”.

Detto questo, però, il Giudice Tutelare, al momento della nomina dell’Amministratore di Sostegno, può disporre che alcune delle limitazioni previste per gli interdetti e gli inabilitati, siano estese al beneficiario dell’AdS.

Quindi, la misura può essere più o meno “invasiva” in relazione a quelle che sono le determinazioni del Giudice Tutelare: tutte le attività non specificatamente ricomprese tra quelle di competenza dell’Amministratore di Sostegno, rientrano nella libera disponibilità del tutelato.

Attenzione, però, qualcuno potrebbe considerare il meccanismo, così congegnato, “pericoloso”, cioè rischioso di lasciare “scoperti” alcuni negozi giuridici….in realtà il soggetto bisognoso di tutela rimane sempre soggetto alle regole codicistiche in materia di capacità (in primis art. 428 c.c , rubricato “Atti compiuti da persona incapace d’intendere e di volere”).

Ciò premesso, passando alle problematiche ereditarie, può il sig. Rossi di turno, beneficiario di AdS, accettare l’eredità?

Dipende, è chiaro, occorre vedere cosa è stato stabilito nel provvedimento di nomina dell’Amministratore….se nulla è stato detto sul punto, l’amministrato può validamente accettare o rifiutare autonomamente…se invece fosse previsto l’intervento dell’Amministratore, questi lo rappresenterà o assisterà (a seconda di quanto stabilito dal Giudice Tutelare) previa autorizzazione giudiziale.

Un punto oscuro? Eccolo….la norma nulla dice se l’Amministratore di Sostegno debba accettare in maniera pure e semplice o col beneficio d’inventario (che è la regola per le persone incapaci e minori)….nel dubbio, per sicurezza e per evitare qualsiasi forma di responsabilità, io Amministratore di Sostegno, per non saper né leggere e né scrivere, accetterei sempre con l’inventario.

La nuova legge, però, nulla dice in tema di capacità di testare….e si ritorna sempre al decreto di nomina….se nulla è precluso sul punto, l’amministrato è capace di testare…prudenza vuole, in tali casi, che il consulente patrimoniale lo accompagni dal notaio (o accompagni il notaio dall’amministrato) per redigere testamento pubblico, onde evitare che il semplice testamento olografo possa essere oggetto d’impugnazione per “incapacità naturale” (cosa remota se il testatore è un poveraccio, ma direi matematica quando ci sono soldi in ballo).

Quanto alla capacità del sig. Rossi di essere nominato erede testamentario, il testatore di turno dovrà sapere che il Rossi accetterà autonomamente se nulla è previsto dal Giudice, diversamente interverrà l’Amministratore di Sostegno previa autorizzazione del Giudice Tutelare….

Quindi, sig. Rossi di turno, Lei può fare tutto quello che non Le è precluso nel decreto giudiziale di nomina dell’Amministratore di Sostegno….

Attenzione, però, se sei l’Amministratore di Sostegno di turno del sig. Rossi di turno e, guarda caso, il sig. Rossi è anche patrimonializzato, e tu Amministratore non sei il suo coniuge, il suo convivente o parente entro il quarto grado….non puoi essere nominato suo erede testamentario….

M.

 

 

 

LA SCOMODA POSIZIONE DELLA MOGLIE NELL’ACCETTAZIONE DELL’EREDITA’

La morte di una persona determina il subentro di altre nei suoi rapporti giuridici e patrimoniali, sia attivi che passivi.

Tale situazione, ovviamente, risulta particolarmente insidiosa con riguardo al trasferimento successorio delle posizioni debitorie, spesso magari neanche conosciute per intero.

Ecco allora, che la posizione della moglie che perde il proprio coniuge può presentarsi particolarmente insidiosa.

La donna, infatti, oltre a dover affrontare e superare l’aspetto “emotivo” della perdita del proprio partner, dovrà, nello stesso contesto, affrontare tutti gli aspetti civilistici e fiscali che ne conseguono.

E allora, proviamo a pensare all’ipotesi della casalinga che si trovi ad affrontare la successione ereditaria del marito imprenditore: sarà in grado di percepirne i rischi e le insidie patrimoniali ?

Verosimilmente, alcuni istanti successivi alla morte dell’imprenditore, i creditori di quest’ultimo andranno a battere cassa presso la moglie.

Va ricordato, però, che il chiamato all’eredità, nel nostro caso la moglie superstite, diventerà erede, e quindi eventualmente persona tenuta a pagare debiti ereditari, solo ed esclusivamente in seguito all’accettazione dell’eredità.

L’accettazione, però, può avvenire entro dieci anni dall’apertura della successione, quindi, il creditore, dovrà armarsi di pazienza ed attendere l’accettazione o la rinuncia.

Il creditore, però, che non intenda attendere dieci anni, potrebbe chiedere al Giudice di fissare un termine entro il quale la moglie chiamata all’eredità può accettare o rinunciare.

La moglie dell’imprenditore, per evitare di accollarsi tutti i debiti del marito, e doverne rispondere addirittura anche con i propri beni personali, può accettare col beneficio d’inventario, limitando così la propria responsabilità entro il limite massimo di quanto ricevuto in eredità.

Attenzione però, perchè c’è un’insidia poco conosciuta e sottovalutata: quella dell’erede in possesso dei beni ereditari.

La moglie, che verosimilmente è erede in possesso di beni ereditari (es. la casa coniugale), se non provvede, entro tre mesi dall’apertura della successione ad eseguire l’inventario dei beni dei quali è in possesso, verrà, in automatico, considerata erede pura e semplice, senza più possibilità di rinuncia o di accettazione con beneficio d’inventario.

Inconsapevolmente, quindi, la moglie, dopo tre mesi ed un giorno, potrebbe automaticamente trovarsi debitrice per intero verso tutti i creditori del proprio marito.

E’ chiara, quindi, la scomoda posizione della moglie che, nel brevissimo termine di tre mesi a decorrere dalla perdita di una persona cara e fondamentale per l’intera famiglia, dovrà affrontare situazioni giuridico/patrimoniali che possono influenzare in maniera determinante il suo futuro patrimoniale e quello dei propri figli.

La soluzione al problema?

Si chiama pianificazione successoria, e dovrebbe essere affrontata per tempo da parte di ogni imprenditore, affinchè non vi debba provvedere, in condizioni emotive non adeguate e in tempi ristretti, il coniuge superstite.