RINUNCIO ALL’EREDITA’? IMPUGNALA…

Per capirci: io devo dare a te € 100 K…. e a casa mia € 100 K son soldi….

Io nn te li do…

Siccome anche a casa tua € 100 k son soldi, a te sta cosa leggermente disturba….

Allora vai dall’avvocato, che mi fa un bel decreto ingiuntivo, e m’ingiunge di pagare quello che devo pagare altrimenti andrà in esecuzione….

Io prendo il decreto ingiuntivo, e comincio a piegarlo sui lati e ne faccio un bel aeroplanino di carta e lo faccio volare per il mio ufficio, oppure, ancora più bello, lo piego e lo ripiego bene e lo trasformo in un bel cappello di carta, così mi faccio un selfie e te lo invio con un wapp con scritto: mi dispiace che tu abbia speso anche i soldi dell’avvocato per il D.I., ma non ho nulla da pignorare…. comunque nn sono tutti soldi buttati, l’ho riciclato in cappellino….

E allora tu sei ancora più disturbato….

Poi succede che vieni a sapere che si è aperta la successione ereditaria dello zio, ed io, erede testamentario, che voglio continuare ad essere nullatenente per poter divertirmi con i tuoi decreti ingiuntivi (col prossimo magari faccio una barchetta, e ti invio il wapp mentre la faccio navigare nella mia vasca da bagno mentre mi faccio l’idromassaggio) rinuncio all’eredità….

La quota ereditaria di mia spettanza andrà per rappresentazione ai miei figli, che a te nn devono nulla….

A questo punto entra in gioco il tuo consulente patrimoniale, al quale fai vedere i wapp ….

Siccome lui ti segue nella gestione della tua patrimonialità,ti fa capire che se io sn così furbo, tu dovresti esserlo ancora di più….

Se io “gioco” sulla mia “non patrimonialità”, tu capisci che devi accerchiarmi, e seguire la patrimonialità di quelli che mi ruotano attorno….

Verifichi che è venuto a mancare lo zio, che dal testamento pubblicato io sono chiamato all’eredità, ma che prontamente ho rinunciato per non patrimonializzarmi “a tuo favore”…

Ecco allora che il tuo Patrimonilista ti fa leggere un articolo del codice civile, il 524, rubricato “Impugnazione della rinuncia da parte dei creditori“.

Chiamate l’avvocatino, che stavolta mi notifica un bel atto di impugnazione alla rinuncia, giustificato dal fatto che io, è evidente, ho rinunciato esclusivamente per ledere te….

Ci stai tranquillamente nei termini, considerato che l’impugnazione si prescrive decorsi 5 anni dalla rinuncia….

Prendi il cellulare, e mi invii un bel wapp col quale m’inviti ad inviarti una bella foto con cappellino, fatto però, stavolta, con la contabile del bonifico…

(Vedi Cass. Civ., Ordinanza n. 8519/2016)

M.

 

 

MASSIMO PERINI  – avvocato patrimonialista –

 

 

 

MINUSVALENZE E EREDITA’ TITOLI

Quando si apre una successione ereditaria come ben sai hai la possibilità di diventare erede del defunto in seguito all’accettazione,  espressa o tacita che sia, poco importa.

Diversamente, se nn ti va, puoi sempre rinunciare.

Lo scenario che si apre in seguito all’apertura della successione è sempre interessante, quanto alle sue conseguenze relazionali, patrimoniali, e fiscali.

Relazionali: statisticamente ci sn ottime possibilità che tu debba assumere un avvocato, pagarlo bene, per tentare di uscire dalla “guerriglia urbana” dei rapporti tra coeredi

Patrimoniali: se diventi erede diventi erede di tutto. Diventi erede delle attività, delle passività che conosci, e anche di quelle che nn conosci ma che siano riconducibili al defunto (esempio responsabilità civile professionale)

Fiscali: se ti arricchisci, anche un po’, devi pagare le imposte. Ne esci completamente indenne se rientri nelle bellissime franchigie di esenzione in cui oggi sguazzano gli eredi in linea retta.

Bene. Viene a mancare lo zio. Accetti, nn ci sono debiti.

Eccolo… arriva il coerede agguerrito…. pago l’avvocato….

Ma vabbè, cosa vuoi che sia, li tolgo dall’eredità che ricevo….

Poi paghi le imposte ipocatastali sugli immobili, e nn hai il beneficio prima casa.

Vabbè, dai, si riduce di un po’ l’eredità netta che porti a casa.

Ma poi paghi le imposte di successione che devi pagare perché nn sei erede in linea retta.

Eh vabbè, riduco ancora un po’ l’eredità netta.

Poi arriva un debituccio da pagare che nn risultava da nessuna parte, ma il creditore ha una bella fideiussione in mano firmata dal de cuius.

Eh rivabbè, riduciamo ancora un pochino l’importo dell’eredità netta.

No, però, ferma tutto… ci sn le minusvalenze sui titoli…

….quel poveretto aveva comperato alla grande prima dello spread, ora è un macello…..

Mi dispiace

All’erede nn è consentito utilizzare le minusvalenze del defunto

La normativa in vigore individua nel solo intestatario del rapporto che si estingue il soggetto che può beneficiare delle minusvalenze, ovvero del risultato negativo di gestione.

Al riguardo, l’Amministrazione Finanziaria ha confermato che le minusvalenze e le perdite assumono rilevanza esclusivamente in capo al soggetto che le ha realizzate e pertanto non possono essere oggetto di successione ereditaria, non trattandosi di diritti patrimoniali, ossia di crediti, di debiti o di cespiti.

Di conseguenza, le minusvalenze e le perdite realizzate dal defunto anteriormente al decesso non possono essere trasferite agli eredi.

….evvabè

M

 

 

MASSIMO PERINI

– AVVOCATO PATRIMONIALISTA-

 

PATRIMONIO E VECCHIAIA

Sto leggendo ora l’inserto Plus24 del Il Sole 24 Ore di sabato 26 gennaio 2019. Non ne ho avuto tempo prima.

Vi leggo il titolo di quattro articoli:

  • Mappa dei paradisi per pensionati
  • Il trust soltanto se c’è un beneficio per terzi
  • Un “sostegno” per gestire i patrimoni
  • Sempre più frodi a danno dei non autosufficienti

Gli articoli trattano il tema dell’anziano, dei non autosufficienti, e della gestione dei loro interessi patrimoniali.

Si vive tendenzialmente sempre più a lungo. La medicina, l’alimentazione, la prevenzione, le nuove tecnologie consentono di vivere più a lungo.

Ora, sul presupposto che camperò fino a 100 anni, mi pongo delle domande che mi sorgono quasi spontanee:

  1. Io campo fino a 100 anni, ma non lavorerò fino a 100 anni: chi mi mantiene?
  2. Se a meno di 50 anni sono già incasinato con dentista, fisioterapista, colesterolo, menisco, ecc., avrò qualche acciacco psicofisico da qui fino ai miei 100 anni?
  3. Ho lavorato, ho risparmiato, e nonostante lo spread, Lheman Brother, i subprime, la crisi immobiliare, il risparmio tradito, ecc., ho  messo qualche soldo da parte: chi me li GESTIRA’ NEL MIO INTERESSE se un po’, con gli anni, rimbecillisco?

Mi fermo qua. Potrei andare avanti per un’ora, ma devo fare altro.

Ho capito una cosa: se vivo più a lungo, voglio viverci bene, con la liquidità necessaria per far fronte a tutte le mie esigenze di vita, e magari con qualcuno di veramente fidato al mio fianco che gestisca la mia patrimonialità anche nei momenti più critici.

Le soluzioni possono essere molteplici. Trust, prodotti assicurativi, designazione preventiva dell’amministratore di sostegno. Tutti strumenti idonei a programmare in anticipo un futuro stabile ed il più possibile sereno.

Gli strumenti ci sono, e le soluzioni migliori si possono ottenere quando si riesce a realizzare una “soluzione combinata” personalizzata.

Mi soffermo un attimo sull’ultimo articolo cui ho fatto riferimento. Il testo riporta una carrellata di ipotesi di comportamenti illeciti ai danni di soggetti fragili, ad opera del loro amministratore di sostegno.

Sicuramente si tratta di casi isolati e minimi rispetto ai numeri dei soggetti correttamente amministrati, che però fanno riflettere.

Magari, in presenza di patrimoni rilevanti o complessi, combinare preventivamente all’amministrazione di sostegno un trust gestito da persona di fiducia potrebbe eliminare alla fonte il pericolo di illeciti ed appropriazione indebita.

Inoltre, verrebbe risolta alla fonte pure la problematica relativa alle autorizzazioni preventive del giudice tutelare per la gestione del patrimonio, che spesso si risolvono in una applicazione rigida delle regole relative all’interdizione, con l’unica via d’investire in titoli di stato.

Io ci sto pensando. E non ci sto. Siccome mi han detto che oramai vivrò fino a 100 anni, ora voglio programmarmi bene. Comincio a programmare oggi il mio futuro patrimoniale, e prevedo che, all’occorrenza, il mio patrimonio e la mia persona siano gestiti da chi decido io e come ho deciso io, e passati i cento anni, la mia ricchezza residua arrivi integra a chi ho scelto io.

Tradotto, significa che io voglio essere protagonista del mio progetto patrimoniale.

Quanti, là fuori, arrivano ad acquisire questa consapevolezza?

M.

 

MASSIMO PERINI – Avvocato Patrimonialista –

 

 

 

EVOLUZIONE AL QUADRATO

Vi racconto una storia….

Siamo a dicembre, in prossimità delle feste natalizie…..

Sn a Milano, Corso Buenos Aires, ho un appuntamento di lavoro…. cammino svelto, vado di fretta…..

Sul marciapiede, che cammina nella direzione opposta, vedo uno con una beeella barba….

Sembra Florentino – penso – quello dell’IMPRENDIPROMOTORE che vedo sempre sui social….

Lui mi guarda, e vedo che nella sua testa dice “Sembra Perini, IL PATRIMONIALISTA, quello che vedo sempre sui social?”….

Eravamo noi….

Ed è andata così, ci siamo “toccati” per vedere se dietro la ns esistenza social vi fosse effettivamente anche la versione reale, in carne ed ossa…. si, Perini esiste davvero, Florentino anche…. molto bene….

Ci siamo fermati a parlare, come tra due persone che si conoscono da sempre….

Giusto quei due minuti, uno scambio di battute, tutto sufficiente per capire che condividevamo una stessa visione ed uno stesso modello di consulenza e di approccio alla professione di consulente….

Ci siamo lasciati con l’accordo di rivederci dopo la pausa natalizia….

Passa il Natale, passa anche il capodanno, e ci rivediamo a Milano….

Giusto una chiacchierata in una pausa pranzo e parte, in maniera del tutto naturale, quasi di default, il progetto condiviso……

Lo facciamo un roadshow insieme in tutta Italia, in cui spieghiamo, raccontiamo, divulghiamo la nostra visione professionale?

Le fichissime Forfinance e Patrimoney sposano l’idea dopo 30 nano secondi…

Niente di più facile. Si parte.

Di che cosa parleremo? Di EVOLUZIONE, anzi, di EVOLUZIONE AL QUADRATO

E allora nn mi resta che invitarvi ufficialmente allo show…. uno show nel quale, sia chiaro, i protagonisti nn saremo né io e né Enrico, ma i veri protagonisti sarete voi, ognuno di voi….

…..tutto ruota attorno a voi, alla vostra determinazione, alla vostra voglia di migliorarvi, alla vostro voler vivere da protagonisti la vostra professione, alla voglia di giocarvi alla grande, là fuori, le vostre carte, alla voglia di riuscire sempre ad esprimere il 100% di quello che siete….

Noi, da parte nostra, possiamo solo garantirvi una cosa: nn ci risparmieremo, andremo, come sempre, a mille allora, senza filtri, senza freni, senza barriere o paletti mentali, e faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per affiancarvi, passo dopo passo, nella vostra fantastica evoluzione professionale….

…..EVOLUZIONE, anzi, EVOLUZIONE AL QUADRATO

A presto

M

(info ed iscrizioni www.patrimoneytour.it)

 

ASSICURAZIONE CASO MORTE, TESTAMENTO E EREDI LEGITTIMI

Parliamo di assicurazione, anzi, di assicurazione per il caso morte.

Diciamo che tu stipuli un contratto assicurativo che prevede, in caso di morte del soggetto contraente-assicurato, portatore del rischio, un determinato beneficiario.

Fin qua tutto facile.

Se muore il portatore del rischio, il beneficiario della polizza va dall’assicurazione a battere cassa. E’ beneficiario di un contratto, di quel particolare contratto di assicurazione.

E’ evidente che il beneficiario della polizza poco gli importa della successione ereditaria del contraente, anche assicurato. Magari manco ci va al funerale, preferisce andare dall’assicuratore a prendersi i soldi della polizza. E ci mancherebbe…..

Però c’è un problema.

C’è una polizza che vede come beneficiari “gli eredi legittimi”. Poi, però, quando lo stipulante-assicurato muore, lascia un testamento.

Che cosa succede?

Qua i beneficiari della polizza si trovano un attimo spiazzati. Tant’è che, anche magari controvoglia, al funerale ci vanno, che non si sa mai.

I soggetti indicati nel testamento, però, dicono, mi dispiace, beneficiari della polizza non siete voi, eredi legittimi, perché la successione legittima, in presenza di questa schifezza di testamento olografo, nn si è mai aperta. Quindi, grazie di essere venuti al funerale, ma voi, come categoria nn siete mai venuti ad esistenza, c’è un testamento.

E allora vanno tutti in tribunale, poi nn d’accordo tutti alla Corte d’Appello, ma siccome ancora niente, tutti in Cassazione a Roma, che vediamo cosa ci dicono loro che sn bravi…..

Cosa dice la Cassazione….

Dice mettetevi calmi e tranquilli….

Ragionate…. qui cosa c’è? C’è un contratto assicurativo che è appunto un contratto, e poi c’è un testamento….

E’ evidente che sn due cose diverse no? Sono molto diverse tra loro…..

Il contratto di assicurazione ha dei beneficiari specifici, e che rimangono tali anche in presenza di quel testamento.

Il testamento produrrà i suoi effetti, ci mancherebbe, e la successione testamentaria produrrà i suoi destinatari.

Ma attenzione, il fatto che i beneficiari della polizza siano designati negli “eredi legittimi”, nn cambia nulla.

Questa dicitura, lo dice la Cassazione ovviamente, ha quale unico scopo di valere come “criterio per individuare persone”. E vengono individuate in chi?  In quelle che, astrattamente, sarebbero gli eredi legittimi nel momento della morte dell’assicurato, anche se poi eredi legittimi nn lo siano diventati mai.

E a dirlo è la Corte di Cassazione, sez VI, nella recente sentenza n. 25635 del 15/10/2018, che conferma un precedente arresto giurisprudenziale (sez. II, 21/12/2016, n. 2606).

Capito?

M

 

PATTO DI FAMIGLIA E IMPOSTE (e altro ancora)

Buongiorno a tutti,

il mio primo post dell’anno, post-vacanze natalizie, e post-influenza d’inizio anno, lo dedicherò al Patto di Famiglia.

Lo dedico all’istituto che come sapete è stato pensato e voluto dal nostro Legislatore per favorire il passaggio generazionale delle nostre aziende tra famigliari.

L’occasione è una recente sentenza della corte di Cassazione Civile, la 32823 del 19 dicembre 2018.

La sentenza  prende ad oggetto l’aspetto fiscale del patto, ma, probabilmente inconsciamente, me lo stravolge del tutto.

Allora, brevemente, onde evitare confusioni.

Tuo padre imprenditore decide finalmente di uscire dall’azienda perché poverino ha già dato abbastanza. Dentro ci sei già te, che ci lavori, ti fai il mazzo, e quell’attività anche saresti interessato a continuarla per bene. L’azienda, però ha un valore patrimoniale rilevante, e se tuo padre la cede a te che la continui, a tua sorella che nn la riceve la cosa un po’ disturba. D’altro canto lei fa la fashion blogger e di svegliarsi la mattina alle sei con te in quell’azienda manco ci pensa.

Però, fashion o nn fashion, blogger o nn blogger, ai soldi si che ci pensa. E a me, giustamente dice, cosa viene?

E allora tutti davanti al notaio, il padre imprenditore, il figlio imprenditore, la fashion blogger e la madre dell’imprenditore e della fashion blogger per il patto di famiglia.

L’azienda a te figlio, e tu poi liquidi la sorella (la madre se vuole rinuncia a qualsiasi pretesa) per il valore della quota che le spetterebbe ma che nn riceve.

Ottimo, fino a qui tutti contenti.

Arriva però il Fisco. La fashion blogger deve pagare le imposte pari al 6% di quello che supera i 100mila€uro di franchigia per quanto ricevuto dal fratello.

Si apre un contenzioso, e la cassazione dice che è corretto proprio così, perché quanto trasferito sarebbe una donazione tra fratello e sorella.

Una donazione? Ma voi sapete tecnicamente cos’è una donazione? Significa che io do a te qualcosa di gratis, ti arricchisco per spirito di liberalità, senza essere spinto da obblighi.

E’ così nel patto di famiglia? Io la vedo diversamente.

Io nel patto di famiglia do qualcosa a te semplicemente perché  obbligato a liquidare i legittimari nn beneficiari dell’azienda. Viene meno, quindi, a mio avviso, lo spirito di liberalità.

Poi ci riflettevo, e so che ci riflettevate pure voi.

Il Patto di Famiglia, per sua natura, dovrebbe escludere alla fonte tutti quei piccoli grandi problemi che sarebbero riconducibili alla donazione dell’azienda… vedi l’azione di riduzione, la collazione e così via….

Ma se tu Cassazione mi togli il problema relativamente ai rapporti successori scaturenti dalla morte del padre imprenditore cessionario, e me lo vai a creare relativamente al rapporto successorio del figlio imprenditore (che mi trasformi in donante) e sorella fashion blogger (che mi trasformi in donataria) siamo punto a capo….

Nn so… c’è qualcosa che nn mi torna…. ci rifletterò per bene…….

M.

NUOVA LEGGE SU DONAZIONI E SUCCESSIONI?

No, nn sto parlando di quello a cui state pensando….

Al momento nn si parla di riforma delle imposte di successione… ma si parla, anzi, si scrive, di riforma di un tratto di legge che comunque incide, e nn poco, su successioni e donazioni….

Allora… siamo alla legge di bilancio 2019, ci troviamo in una fase avanzata della “gestazione”….  in vista del “parto” viene inserito un emendamento….

Di che cosa si parla?

Si parla del noto problema inerente la commerciabilità degli immobili di origine donativa….

….lo sapete no qual’è il problema… io terzo acquirente nn compero l’immobile di origine donativa perché “disturbato” dal fatto di poter essere aggredito da un legittimario leso….

….la banca, poverina, è preoccupata, perché metti che ti da i soldi per il mutuo, ci iscrive un’ipoteca, ma sa che se il legittimario leso s’infastidisce può ottenere la casa libera da ipoteche….

Ad oggi, il limite temporale oltre il quale tutti sn felici, le preoccupazioni ed i fastidi vengono meno, è di 20 anni dalla donazione o 10 dalla morte di chi ha donato…

Ma la novità legislativa interverrebbe per rendere tutti felici a prescindere dai 10 o 20 anni….

In estrema sintesi:

  1. Il fratello legittimario leso “infastidito” perderebbe il diritto di recuperare l’immobile libero da pesi ed ipoteche, con piena felicità della banca finanziatrice….
  2. Io, terzo acquirente, sarei felice anch’io, come la banca, perché la nuova legge dichiarerebbe inattaccabile il mio acquisto a titolo oneroso (nn se a titolo gratuito)…
  3. Al fratello legittimario leso “infastidito” verrebbe riconosciuto, se il fratellino donatario avesse venduto la casa a terzi, un diritto di credito pari al valore del torto subito, da far valere sul patrimonio del fratellino, presente e futuro…..

Ancora nn è legge, vedremo cosa succederà e come eventualmente la legge verrà “partorita”… siamo in fase di gestazione…. abbiamo fatto un’ ecografia….  aspettiamo il parto ed eventualmente ne riparliamo……

M

DONAZIONE “CONDIZIONATA” (E IL PATRIMONIALISTA)

Donare, regalare…. bellissimo… “dare” senza volere nulla in cambio… è proprio questo lo spirito che muove la donazione, lo spirito di “liberalità”…. se manca questo nn è donazione….

E’ lo spirito del donante….

….ma che bello anche ricevere, “avere” senza dare nulla in cambio….  gratis….

E’ lo spirito del donatario….

Ma tra lo spirito del donante e quello del donatario, può esserci qualche cosa nel mezzo?

Diciamo di si… anzi, tecnicamente trattando direi decisamente sì….

Nella donazione, infatti, si possono inserire diverse clausole, che vanno a “personalizzare” l'”atto donazione”….

Tecnicamente si parla di termini, condizioni, oneri, riserve, ecc. ….

La “condizione”…. bellissima….  rappresenta un avvenimento, futuro ed incerto sul suo verificarsi…. ma se si verifica, si producono i suoi effetti….

Quali?

Dipende…..

Beh, se è sospensiva gli effetti si verificano da quel momento in poi, se è invece risolutiva, si esauriscono da quel momento in poi….

Allora, tornando alla nostra bellissima donazione, c’è il donante che, ovviamente per spirito di liberalità, dona il proprio bellissimo ufficio al figlio…. ma attenzione…..  “a condizione che ti laurei in legge….”

 “E no papy dai… evviva allora lo spirito di liberalità… “

“Condizione sospensiva baby… se ti laurei è tuo….”

“…. ma è un ricatto questo….”

“E va bene, allora mettiamola così baby…. te lo dono l’ufficio, ma se nn arrivi alla laurea entro un certo termine, l’ufficio torna al tuo papy… condizione risolutiva”

“….grazie papy, apprezzo molto il tuo spirito di liberalità…. e salutami tanto il tuo carissimo avvocato patrimonialista Massimo Perini…. e digli pure che lo amo tanto quando ti consiglia così bene….”

M 🙂

 

 

 

LA DONAZIONE DEL NIPOTE AL NONNO

I nonni, bellissimi, patrimonio unico e insostituibile….

Accade che un nipote, per riconoscenza, per soddisfazione personale, con i frutti della propria attività lavorativa, decide di “regalare” ai nonni  una bellissima casa,proprio quella che, magari, avevano sempre sognato e nn hanno mai avuto la capacità economica per acquistarla.

Giustamente, il nipote, vorrebbe comprendere gli aspetti “tecnici” di questo “regalo”.

Beh, anzitutto il regalo è una donazione, da farsi con atto pubblico.

Detto questo, l’operazione va analizzata anche dal punto di vista fiscale.

Come noto, la disciplina sull’imposta di successione e donazione prevede una franchigia pari ad € 1 mil per i trasferimenti in favore di parenti in linea retta.

I nonni sn parenti in linea retta? Direi di si, sn degli ascendenti.

Quindi niente imposta di donazione sino ad un valore (catastale) di € 1 mil.

E se il nonno fosse portatore di handicap grave la franchigia lieviterebbe ad € 1,5 mil.

Ma sull’immobile, è chiaro, gravano anche le imposte ipo-catastali (tot. 3%). Se per il nonno è prima casa sconta l’imposta fissa.

Però, attenzione, io nn entro sugli aspetti “affettivi” ed “emotivi” della scelta…

  • se il nonno poi viene a mancare, a chi va la casa?
  • quali imposte ancora dovrebbero essere pagate sul trasferimento?

Allora, io suggerirei un qualche cosa di diverso….

Per evitare che poi la casa cada in successione magari ad eredi nn graditi (zii) e, in ogni caso, una doppia imposizione (paga il nonno e poi pagano ancora i suoi eredi), io potrei suggerire un qualche cosa di diverso….

Donazione della nuda proprietà ai tuoi figli, e usufrutto al nonno. Il nonnino se la gode da protagonista assoluto fino a che è in vita, poi arriverà ai tuoi figli, che diverranno pieni proprietari senza pagare imposte.

Un abbraccio a tutti i nonni.

M.

 

LA QUOTA DISPONIBILE E LESIONE DEL LEGITTIMARIO

Ok, sei un erede, anzi, un particolare tipo di erede, un LEGITTIMARIO….

Quindi, o sei un figlio, o un coniuge, o la persona unita civilmente, o un ascendente (qualora nn vi siano i figli) del de cuius….

Perfetto, quindi? ….di cosa hai bisogno?

….ah, ok, capito benissimo….  vuoi verificare se sei stato leso nei tuoi diritti di legittimario.

Prendi carta e penna… comincia a scrivere, a scrivere e a fare calcoli.

Come? Nn sei mai stato tanto bravo in matematica? Nn preoccuparti, vedrai che quando ci sn di mezzo soldi ti trasformi in ingegnere matematico senza bisogno di aprire libro…

Prima cosa: comincia col valore di tutto ciò che ha lasciato il de cuius al momento della apertura della successione (relictum)

Seconda cosa: toglici i debiti (debitum)

Terza cosa: riunisci fittiziamente tutte le donazioni fatte in vita dal de cuius (donatum)

Ora, sulla massa fittiziamente riunita, calcola la quota di disponibile che, come ben sai, varia a seconda di chi sn e quanti sn i legittimari che concorrono tra loro.

….1,2,3…. eccoti qua…. ti stavo aspettando…. nn sai come devono essere calcolate le donazioni e quali sn le donazioni riunibili fittiziamente per il calcolo….

Allora….

Quali: tutte le donazioni, dirette ed indirette, fatte dal de cuius in vita…. tutte, anche quelle fatte oltre 100 anni fa….

Come: il valore del danaro segue sempre il principio nominalistico (cioè nn viene rivalutato o svalutato), mentre per gli altri beni si fa riferimento al valore commerciale al momento della apertura della successione….

Perfetto, ci sei… carta e penna alla mano, occhio e cervello matematico azionati, scopri se sei stato leso….

Il de cuius ha disposto oltre la quota di disponibile?

Sii?

Ottimo, hai 10 anni per agire in “riduzione”….

Vai dall’avvocato e tutti e due, occhi e cervelli matematici azionati, a prenderti quanto ti spetta….

M