LA SUCCESSIONE NEL CONTO CORRENTE BANCARIO

13.9.18

Tuo zio è venuto a mancare e sai che ha dei conti correnti in varie banche? Vuoi sapere come funziona?

Allora, ascolta….

Partendo dal presupposto che ogni persona, verosimilmente, è titolare almeno di un conto corrente bancario, si arriva alla semplice conclusione che in ogni successione ereditaria, vi sarà (almeno) un rapporto di conto corrente bancario.

Bene…

…..allora so benissimo che sai ed hai chiaro cos’è e come funziona un conto corrente…. ma, vedi, la questione è diversa…

…tu quando parli di conto corrente, lo so, di default, nella tua mente, si apre un’immagine contenente banconote e monete….

Nella pratica, in definitiva, è proprio per questo che lo utilizzi, per depositare la liquidità e usufruire dei servizi accessori.

Ottimo, ma mi dispiace, dal punto di vista successorio nn è così…

E perché?

Perché il conto corrente o, meglio, il saldo del conto corrente, è cosa diversa…. è un credito o un debito…. verso la banca.

Eh si… funziona proprio così… al momento del deposito del danaro presso il cc, la banca acquisisce la proprietà delle somme, e tu, correntista, ne acquisti un credito per l’importo corrispondente. Se poi vai in rosso, ovviamente, sarà un debito verso la banca.

Perfetto…. e allora?

…allora significa che il conto corrente in successione rappresenterà, concretamente, un credito o un debito del de cuius, ed alla stregua di ciò dovrà essere trattato, a seconda del saldo attivo o passivo.

Quindi,  i saldi del conto corrente attivo dovranno essere indicati in dichiarazione di successione come credito fruttifero del de cuius alla restituzione verso la banca, mentre il saldo passivo costituisce un debito del defunto e, in quanto tale, deducibile in sede successoria.

In quest’ultimo caso sarà necessario produrre il certificato rilasciato dall’istituto di credito contenente l’indicazione dei movimenti degli ultimi 12 mesi anteriori all’apertura della successione.

….quindi vai a verificare se lo zietto ti ha lasciato crediti o debiti…. in quest’ultimo caso acquisirai un debito, ma tranquillo, deducibile…..

M.

 

Fondo Patrimoniale e debiti professionali

3/9/2018

Finite le vacanze? ….belli, riposati, rilassati, in formissima… e adesso tutti al lavoro…

Confidando sulla vostra freschezza mentale, per il primo articolo post trauma-rientro, avrei scelto una recente interessante pronuncia giurisprudenziale in tema di Fondo Patrimoniale.

Allora, come ben sapete, il FP è un istituto giuridico previsto e disciplinato dagli artt. 167 e ss. del c.c..

Si tratta di un “patrimonio destinato” ai bisogni della famiglia che, nella pratica, ha quale obiettivo quello di tutelare la stabilità economica della famiglia stessa.

I beni conferiti nel FP, infatti, non potranno essere aggrediti se non per debiti contratti nell’interesse della famiglia.

Bene. Tutto chiaro… o quasi…

Il problema è: quali sono i bisogni della famiglia per i quali i debiti contratti legittimano una aggressione ai beni del fondo?

La legge non lo dice e, purtroppo, nel contrasto tra creditore procedente e debitore resistente, l’ultima valutazione spetta al povero giudice che si trovi a dover decidere sul merito.

Purtroppo, la valutazione può diventare difficile con riguardo ai debiti “professionali” o “imprenditoriali”…

Sono debiti contratti per i bisogni della famiglia?

Alcune sentenze, in passato, hanno contribuito a “smontare” un po’ l’appetibilità del FP, sostenendo che le obbligazioni scaturenti dall’attività lavorativa legittimano l’aggressione dei beni del fondo, in quanto il lavoro sarebbe destinato al sostentamento della famiglia e, quindi, nell’interesse di questa.

La pronuncia in commento (vedasi Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza n. 16176/2018), depositata lo scorso 19 giugno, va un po’ più in profondità.

La Corte ci spiega che affinché sia ammissibile l’esecuzione sui beni del fondo, è necessario che la fonte o la ragione del rapporto obbligatorio abbia inerenza diretta e immediata con i bisogni della famiglia. Ma ci chiarisce anche che, in applicazione del generale principio dell’onere della prova, e qui sta il bello, che al fine di dimostrare l’esistenza di un collegamento diretto fra debito contratto ed esigenze della famiglia, il creditore procedente non può limitarsi a sostenere che i proventi derivanti dall’attività lavorativa sarebbero stati destinati al mantenimento della famiglia stessa, gravando sullo stesso l’ onere di dimostrare nello specifico che i flussi finanziari erogati dalla società erano destinati, dal debitore, alle esigenze familiari e non ad altro.

Capito?

Buon rientro a tutti.

M

 

LA SUCCESSIONE DELL’AZIENDA

Effettivamente se ne sente parlare molto… il passaggio generazionale dell’azienda… il tema è sempre attuale…. in realtà, però, mi rendo conto che “la pianificazione transgenerazionale del bene azienda” è poco “coltivata”…

L’imprenditore (per certi versi molto comprensibilmente) è concentrato sul quotidiano… l’azienda deve fatturare, guadagnare, crescere… a volte deve “semplicemente” riuscire a resistere alle mille avversità del quotidiano…

Guardare oltre nn è sempre facile… soprattutto quando guardare oltre comporta “mescolare” affari aziendali con le “dinamiche familiari”….

L’azienda è un bene “complesso” e metterla in linea con il “bene famiglia” nn è cosa semplice… capacità, volontà, predisposizione, ambizione… variabili nn “economicopatrimoniali”, ma con risvolti “economicopatrimoniali”….

Nel passaggio generazionale d’azienda, poi, l’aspetto meramente civilistico s’intreccia e si fonde con quello fiscale….imposte dirette ed indirette…. continuità aziendale in neutralità fiscale o meno, cessione dell’azienda con realizzazione di redditi diversi, affitto d’azienda…. l’impresa individuale che diventa società di fatto tra eredi e che dovrà essere trasformata in società…

E allora occorrerebbe parlarne prima…. magari individuando “il” o “gli” eredi più adatti alla continuazione… valutare il patrimonio aziendale per “pesarlo” all’interno del patrimonio familiare…. e scegliere gli strumenti più adatti in relazione al singolo caso specifico…. testamento, donazione, patto di famiglia, trust….

Il passaggio generazionale dell’azienda è un tema sempre attuale…. è un tema affascinante che implica una serie di competenze tecniche trasversali che spaziano dal diritto societario a quello tributario, per passare al diritto di famiglia e quello successorio…. bello, molto bello…. ma soprattutto serve una capacità che… purtroppo… nn si impara sui libri di scuola…. la capacità relazionale… la capacità di relazionarsi con l’imprenditore, i suoi familiari e con i suoi professionisti di riferimento….

La pianificazione del passaggio generazionale d’azienda nn è mai un’attività “meccanica”, industriale… è un’attività “artigianale”, “sartoriale”….  è l’attività del patrimonialista….

Ci risentiamo e rivediamo a settembre con i nuovi progetti, attività ed iniziative.. felice estate e buone vacanze a tutti.

M

 

LA SUCCESSIONE IN INGHILTERRA

Da anni sente parlare del possibile aumento delle imposte di successione in Italia…. anzi, se ne parla con una certa “periodicità”….

E’ uscito, qualche giorno fa, un articolo su un noto quotidiano e subito, comprensibilmente, la notizia ha fatto il giro del web….

E allora mi sono chiesto… in Italia so (più o meno) come funziona, civilisticamente e fiscalmente, una successione … ma come funziona all’estero?

Ho preso un paese a caso… un paese eurepeo, ma il meno europeo tra tutti… l’Inghilterra…. e ho scoperto un po’ di cose…

Anzitutto in Inghilterra l’eredità nn si accetta… eventualmente si può rinunciare… vi ricorda qualcosa? …esatto, come da noi per il “legato”…

Anche lì la successione può essere legittima, cioè in assenza di testamento e sarà The Law of Intestate… ed altra affinità con noi… la successione legittima detta anche “ab intestato”….

Quella testamentaria è The law of Wills…

La spaccatura più grande rispetto alla nostra successione è di stampo “civilistico”… in Inghilterra nn esiste la quota di riserva a favore del coniuge…. quella famosa “riserva” che nn pochi problemi crea a noi Italiani nella determinazione delle quote tra coeredi….

Attenzione, però, quelli che da noi sn i legittimari, comunque in Inghilterra godono di una forma di tutela… se dipendenti economicamente dal “defunto” e da questi pretermessi, il giudice può riconoscere loro il diritto ad una quota di eredità…

Ma dal punto di vista fiscale, come funziona in Inghilterra?

L’aliquota è del 40% …. nn poco direi…

Attenzione, però, c’è la cosiddetta “nil rate band”… quella che da noi chiamiamo “franchigia”…. là vale 325.000 sterline… ma loro ha una peculiarità… se uno dei due coniugi nn ne ha usufruito, la può trasferire al coniuge superstite… e questo, quindi, potrebbe avere in totale 650.000 sterline di franchigia…

E allora cosa succederà in Italia? Arriveremo al 20%, al 40%, al 60%?

I don’t know… let’s wait and see…

M

 

 

 

 

 

 

POLIZZE VITA: INSEQUESTRABILITA’ E IMPIGNORABILITA’?

2/07/2018

Aspetti penali:

La disposizione dell’art. 1923 c.c., secondo cui le somme dovute dall’assicuratore al contraente o ai beneficiari non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare, riguarda i rapporti civilistici e il sequestro penale può avere ad oggetto una polizza assicurativa sulla vita in quanto le finalità di tale misura cautelare reale, funzionale alla confisca, non risentono delle limitazioni riguardanti i rapporti tra privati” (Cassazione penale, sez. II, 10/01/2018,  n. 8584)

Le somme derivanti dal riscatto di una polizza assicurativa sulla vita sono assoggettabili a sequestro conservativo se, considerate le concrete pattuizioni contrattuali, la polizza presenta natura e finalità non previdenziali, ma di strumento finanziario” (Cassazione penale, sez. VI, 12/09/2017,  n. 47012)

Il sequestro preventivo può avere ad oggetto una polizza assicurativa sulla vita, dal momento che il divieto di sottoposizione ad azione esecutiva e cautelare stabilito dall’art. 1923 c.c. attiene esclusivamente alla definizione della garanzia patrimoniale a fronte della responsabilità civile e non riguarda la disciplina della responsabilità penale, nel cui esclusivo ambito ricade il sequestro preventivo. ” (Cassazione penale, sez. III, 10/11/2016,  n. 11945).

….mi sembra evidente, penalmente trattando, la posizione della Cassazione.

Leggendo attentamente, però, la stessa Cassazione penale, nelle recenti pronunce riportate, sottolinea che la sottrazione all’azione esecutiva e cautelare “riguarda i rapporti civilistici“, con ciò confermandone l’esenzione.

E in caso di fallimento?

Le somme versate dalla compagnia assicuratrice all’assicurato fallito a titolo di riscatto della polizza vita sono sottratte all’azione di inefficacia di cui all’art. 44 l.fall. in virtù del combinato disposto degli artt. 1923 c.c. e 46, comma 1, n. 5, l.fall., riguardando l’esonero dalla disciplina del fallimento tutte le possibili finalità dell’assicurazione sulla vita e, dunque, non solo la funzione previdenziale ma anche quella di risparmio” (Cassazione civile, sez. I, 14/06/2016,  n. 12261).

…direi, in questo caso, pronuncia abbastanza “comoda”… esonero dalla disciplina del fallimento “tutte le possibili finalità dell’assicurazione sulla vita e, dunque, non solo la funzione previdenziale ma anche quella di risparmio”.

Detto questo, vi aspetto da settembre con la nuova edizione Patrimoney del Master “Il Patrimonialista”, all’interno del quale, tra le 8 giornate, oltre a successioni, rischio, strumenti di tutela, vi sarà anche una intera giornata sulle polizze…

Per info e iscrizioni scrivete a:

info@patrimoney.it

angelo.marelli@patrimoney.it

M

P.S.: ….dimenticavo…. hai chiesto le credenziali della nuova piattaforma “WEDO” di Patrimoney? Nooo? ….nn perdere ulteriore tempo…   scrivi a angelo.marelli@patrimoney.it e, gratuitamente, chiedi le credenziali d’accesso alla nuova piattaforma patrimoniale, l’ambiente di lavoro del Patrimonialista. Accedi dal sito www.patrimoney.it, clicca sul banner “WEDO“, e comincia a mappare famiglie e patrimoni e a elaborare report da condividere davanti al cliente… da lì in poi inizia l’avventura… una figata… l’evoluzione professionale… tu e  Massimo Perini, insieme,  costruite progetti patrimoniali personalizzati, “cuciti su misura” in base alle specifiche esigenze del cliente…. WEDO, noi facciamo, noi progettiamo, noi costruiamo progetti patrimoniali…

SUCCESSIONE: TITOLI OBBLIGAZIONARI EMESSI DAGLI ENTI TERRITORIALI

Lo sapete benissimo no…. i titoli del debito pubblico sono esenti dall’imposta di successione.

Se vieni a mancare e lasci ai tuoi figli investimenti in titoli di stato, i tuoi eredi nn pagano imposte di successione, a prescindere dal loro valore….

E se sn esenti, è chiaro, nn vanno ad intaccare eventuali franchigie…

Ottimo.

Se i titoli di stato nn ce li hai, ma cmq hai investito in prodotti finanziari che li contengono (fondi d’investimento), i tuoi eredi saranno esenti dall’imposta per quanto all’interno del fondo risulta esserne investito (da apposito prospetto).

Bene.

Se nn hai titoli di stato ma hai titoli “equiparati”, se te ne vai comunque chi riceve godrà dell’esenzione….

Come? Ah… cosa significa “equiparati”?

Allora, si tratta di tutti i titoli che attualmente sn soggetti all’imposta sostitutiva del 12,50% a titolo definitivo sugli interessi percepiti. Per esempio i buoni fruttiferi postali.

E se vieni a mancare e lasci titoli obbligazionari emessi da enti territoriali? Si, hai capito, titoli emessi da comuni, province, regioni, città metropolitane, ecc….

Mi spiace, se hai dei BOC, BOP, BOR i tuoi eredi ci pagheranno le imposte di successone…. nn rientrano nella categoria dei titoli equiparati ai titoli di stato… quindi niente esenzione…

E se invece della successione li trasferisco in vita con donazione?

Saranno ovviamente imponibili i titoli degli enti territoriali ma, attenzione, pure quelli del debito pubblico nonché quelli ad essi equiparati….

Mi spiace tanto… ma l’esenzione vale per la sola successione e nn per la donazione

M

LA RINUNCIA ALL’EREDITA’ DEL MINORE

Tu sei il chiamato all’eredità…. rinunci…. chiamato diventa tuo figlio…. rinuncia pure lui…. chiamato ulteriore diventa tuo nipotino che ha tre mesi di vita…. rinuncia anche lui?

In definitiva, il nonnino o la nonnina, inconsapevolmente, inguaiano il nipotino?

Allora… come noto, il “chiamato” all’eredità può accettare o rinunciare l’eredità stessa, entro il termine di legge…. 10 anni dall’apertura della successione…

Sappiamo anche che il legislatore ha previsto una forma di tutela per l’accettante, l’accettazione col beneficio d’inventario che, nei casi “border line”, offre la garanzia di nn dover rispondere col proprio patrimonio personale dei debiti ereditari, magari ben oltre l’attivo ricevuto.

Bene.

Come ben sapete, anche il minore d’età può ereditare. Ma proprio a sua garanzia, i suoi legali rappresentati (genitori o tutore) dovranno sempre accettare col beneficio d’inventario, previa autorizzazione del giudice tutelare. Si vuol evitare, è evidente, che il minore corra dei rischi derivanti da decisioni di terzi.

Benissimo.

Mi è stato correttamente chiesto: ma allora, se il minore è comunque tutelato per legge, col beneficio d’inventario e l’autorizzazione del giudice tutelare, è possibile, per lui, rinunciare all’eredità?

Secondo voi?

….bravissimi, esatto… è comunque possibile rinunciare all’eredità…  però a determinate condizioni.

Occorrerà dimostrare che vi sono delle ragioni “oggettive” in relazione alle quali è sconveniente accettare l’eredità (pur col beneficio d’inventario). Le ragioni potranno essere economiche, morali od entrambe.

La richiesta e l’autorizzazione, ovviamente, deve passare il vaglio del giudice tutelare.

E se uno dei due genitori esercenti la potestà genitoriale fosse in disaccordo rispetto all’altro?

Ottimo, il giudice tutelare provvederà a nominare un curatore speciale del minore….

Stay tuned

M

BENEFICIO PRIMA CASA E COMUNIONE DEI BENI: L’ULTIMA VERSIONE DELLA CASSAZIONE

Sapete benissimo come funziona la comunione legale dei beni tra i coniugi no?

Quello che ciascuno di essi compera durante il regime di comunione, in automatico, appartiene ad entrambi, in comunione, appunto…

Benissimo… passiamo allora ad analizzare la situazione che si può verificare quando uno dei due coniugi in comunione dei beni voglia acquistare un immobile usufruendo dei benefici prima casa…

Ad esempio, il coniuge acquirente si reca dal notaio col venditore. Paga il prezzo convenuto, ma essendo in comunione dei beni, l’altro coniuge ne acquista la comproprietà, per legge, al 50%.

Il coniuge acquirente, però, evidenzia al notaio di fiducia, che ne prende nota, di possedere  tutti i requisiti di legge per poter usufruire del beneficio prima casa, mentre l’altro coniuge, estraneo all’atto, ne è sprovvisto.

Ebbene, fino al 4 giugno 2018, il notaio di fiducia ha evidenziato al coniuge acquirente, che poteva usufruire comunque del beneficio, a prescindere dalla posizione dell’altro.

Alla luce di un “consolidato” orientamento della Corte di Cassazione civile, infatti, l’acquisto in comunione legale compiuto da un coniuge dotato dei requisiti prescritti dalla legge per ottenere l’agevolazione prima casa, andava a vantaggio anche dell’altro coniuge, anche se quest’ultimo nn avesse avuto i requisiti prescritti. Quindi, nell’ambito della comunione legale, il “vantaggio fiscale” di uno, si espandeva anche all’altro (vedi, tra le altre, sent. 16355/2013, 15426/2009, 2109/2009)….

Sin qua tutto chiaro…

Dal 5 giugno 2018 cambia lo scenario.

I giudici della Cassazione, infatti, improvvisamente,  la vedono in maniera diversa: in caso di acquisto immobiliare in comunione dei beni, l’agevolazione compete solo se entrambi i coniugi posseggono i requisiti per l’agevolazione stessa (sent. 14326/2018).

Quindi, per tornare al nostro caso, il notaio di fiducia dirà al coniuge acquirente: dovevi trovarti un coniuge più “vantaggioso”… già ti trovi a pagare una casa al 100% e ne avrai solo la metà perché l’altra metà è del tuo coniuge… in più ti fa perdere anche il beneficio prima casa….

Quindi, prima di sposarvi, domanda importante: amore, godi del beneficio prima casa?

M

P.S.:Vi aspetto martedì 19 a Milano e mercoledì 10 a Padova con “Il Patrimonialista 2.0”

(info ed iscrizioni su: www.patrimoneytour.it)

 

IL CURATORE DELL’EREDITA’

Sei un consulente finanziario, il tuo anziano cliente viene a mancare improvvisamente…. nn era sposato, nn aveva figli…. tu nn conosci suoi eventuali parenti….

Bene… lui nn c’è più… a te rimane un conto corrente a lui intestato e qualche investimento finanziario….

Cosa succede? Come va gestita la situazione?

Allora, se avete letto il mio precedente post, eravamo rimasti d’accordo che avremmo trattato la figura del curatore dell’eredità….E’ semplice…. se il de cuius nn lascia erediti legittimi, nn ha fatto testamento o, comunque, nessuno degli eventuali chiamati (per legge o per testamento) ha accettato l’eredità, entra in gioco il “curatore” dell’eredità giacente.

  • Da chi viene nominato?

Su iniziativa di chiunque vi abbia interesse (quindi, in questo caso, anche da te consulente finanziario o da te banca), il Tribunale del circondario del luogo in cui si è aperta la successione (che coincide con l’ultimo domicilio del de cuius), nomina il curatore dell’eredità.

  •  Quale ruolo ha?

Accettato l’incarico, deve prestare giuramento.

Poi, fresco di nomina, provvede all’inventario dei beni ereditari, con l’ausilio di un Notaio o del Cancelliere del Tribunale, alla stregua di un erede che volesse accettare col beneficio d’inventario.

Provvederà alla conservazione ed alla gestione del patrimonio successorio.

Il curatore, quindi, potrà, a titolo di esempio, stipulare contratti di mutuo per pagare debiti ereditari o per la manutenzione del patrimonio, stipulare contratti di locazione inerenti il beni ereditari, procedere con investimenti finanziari, costituire o cedere diritti reali, pagare utenze, ecc. ecc…..

In particolare, poi, dovrà provvedere a compiere le attività necessarie alla soddisfazione dei creditori ed esercitare, eventualmente, le azioni nell’interesse dell’eredità.

  • Può stipulare contratti di compravendita?

Qualsiasi atto eccedente l’ordinaria amministrazione dovrà essere autorizzato dal Tribunale.

  • Bene, e se io fossi un potenziale erede, parente di 6° grado del de cuius, come posso verificare l’esistenza di un’eredità giacente e la eventuale nomina del curatore?

Semplice, presso la cancelleria della volontaria giurisdizione del Tribunale dell’ultimo domicilio del de cuius.

  • E come si esaurisce l'”ufficio” del curatore?

L’ufficio del curatore si esaurisce nell’ipotesi in cui, entro 10 anni dall’apertura della successione vi sia accettazione da parte di un erede.

  • E se decorre il termine di 10 anni senza che nessuno accetti l’eredità?

Ciao….

….. come sai, il diritto ad accettare l’eredità si prescrive in 10 anni dall’apertura della successione…  quindi , decorsi 10 anni, i beni, ex lege, saranno destinati allo Stato.

M

 

 

 

 

L’EREDITA’ GIACENTE E VACANTE

Può accadere che il beneficiario di una polizza vita nn abbia conoscenza del suo credito verso la compagnia… e nn andando, quindi, a battere cassa, si verifica il fenomeno delle polizze “dormienti”…

E se “dormiente” fosse un’intera eredità…

Se viene a mancare il titolare del conto corrente e nessuno si reca in banca a reclamarne il saldo?

Se viene a mancare il proprietario del SUV parcheggiato sotto casa vostra e nessuno si presenta a farne la volturazione in qualità di erede?

e stessa cosa per la casa, titoli, fondi, per crediti, debiti….

cioè, cosa accade se c’è la massa ereditaria, ma mancano i suoi naturali destinatari, gli eredi?

Cosa prevede il nostro ordinamento giuridico in tal caso?

In questo caso, gli istituti giuridici di riferimento sn quelli dell’eredità giacente e dell’eredità vacante.

….ci sto arrivando… tranquilli… ho capito… che differenza c’è tra “giacente” e “vacante”…

  • eredità giacente: è incerta la destinazione del patrimonio ereditario. Si verifica quando l’eventuale chiamato all’eredità nn abbia ancora accettato o nel caso in cui nn vi sia notizia di eredi in vita…
  • eredità vacante: è certa la mancanza di chiamati all’eredità.

Quindi, il primo caso è giustificato da una situazione di incertezza, il secondo, al contrario, dalla certezza.

Benissimo… certezza o incertezza, sta di fatto che c’è l’eredità ma, in entrambi i casi, nn vi sn gli eredi…

Allora, nel caso dell’eredità “vacante”, ossia quando è certo che l’erede nn ci sia, è altrettanto certo il suo destinatario… esatto… proprio lui, lo Stato…

Bravissimi, esatto, l’eredità si devolve (in mancanza di diverse disposizioni testamentarie), per legge, ai parenti sino al 6° grado… poi, mettiamola così, subentra il parente di  7° grado di tutti noi, che è lo Stato…

E nel diverso caso dell’eredità “giacente”, invece, cosa succede….

Quando c’è la certezza dell’incertezza circa la sussistenza di eredi, viene nominato un curatore dell’eredità giacente…

Chi è? Cosa fa? Da chi viene nominato?

….tranquilli…. ne parliamo la prossima volta….

M