BENEFICIO PRIMA CASA E NUDA PROPRIETA’

Ah , bene… hai acquistato una casa ed hai goduto delle agevolazioni prima casa.

Come? L’hai venduta dopo 1 anno?

….lo sai no… decadi dal beneficio se vai ad alienare la casa, acquistata col beneficio, prima che siano decorsi 5 anni dall’acquisto beneficiato.

Cosa? Cosa devi fare?

Semplice… mantieni il beneficio se, entro 1 anno dalla cessione avvenuta prima del decorso del quinquennio, acquisti un’altra casa destinata a tua residenza.

….. cosa ancora nn ti è chiaro?

beh si….  quello effettivamente è un problema… tu volevi acquistare, nel termine annuale, nn una piena proprietà, ma la nuda proprietà su un’altra casa…..

ti spiego…. la legge nn ti dice quale diritto devi acquistare entro 1 anno dalla cessione della casa acquistata col beneficio….

….nn specifica se piena proprietà, nuda proprietà, usufrutto, ecc…. specifica solo che il nuovo acquisto deve intervenire entro 12 mesi e che ci infili dentro la tua residenza….

Nel silenzio della legge sul punto, però, è intervenuta la giurisprudenza…. e per la Cassazione è NO….

Nella sentenza 17148/2018, infatti,  precisa che l’atto necessario affinché il contribuente eviti la decadenza dell’agevolazione prima casa di cui ha fruito in precedenza, deve essere rappresentato da un titolo idoneo a consentirgli l’uso e il godimento di un’abitazione in via piena ed esclusiva.  Con ciò esclude, quindi, che l’acquisto di una nuda proprietà possa ritenersi idoneo allo scopo, in quanto con la nuda proprietà di una casa non acquisisci la facoltà di fruirne. Il godimento del bene spetta infatti all’usufruttuario e ne consegue che il nudo proprietario nn avrebbe il diritto a destinare la propria abitazione principale nella casa in questione.

Come? ti sembrava di aver letto in internet che il beneficio prima casa spetta anche per l’acquisto di una nuda proprietà?

Si, è corretto…. internet dice giusto…. ma parliamo dell’acquisto con beneficio prima casa originario…. cosa completamente diversa rispetto al riacquisto entro 1 anno dopo la cessione infraquinquennale….

…..mi dispiace, decidi te… o ti comperi una casa tutta tua o ti paghi le imposte che nn hai pagato prima….

M.

 

 

 

LA SUCCESSIONE NEL CONTO CORRENTE BANCARIO

13.9.18

Tuo zio è venuto a mancare e sai che ha dei conti correnti in varie banche? Vuoi sapere come funziona?

Allora, ascolta….

Partendo dal presupposto che ogni persona, verosimilmente, è titolare almeno di un conto corrente bancario, si arriva alla semplice conclusione che in ogni successione ereditaria, vi sarà (almeno) un rapporto di conto corrente bancario.

Bene…

…..allora so benissimo che sai ed hai chiaro cos’è e come funziona un conto corrente…. ma, vedi, la questione è diversa…

…tu quando parli di conto corrente, lo so, di default, nella tua mente, si apre un’immagine contenente banconote e monete….

Nella pratica, in definitiva, è proprio per questo che lo utilizzi, per depositare la liquidità e usufruire dei servizi accessori.

Ottimo, ma mi dispiace, dal punto di vista successorio nn è così…

E perché?

Perché il conto corrente o, meglio, il saldo del conto corrente, è cosa diversa…. è un credito o un debito…. verso la banca.

Eh si… funziona proprio così… al momento del deposito del danaro presso il cc, la banca acquisisce la proprietà delle somme, e tu, correntista, ne acquisti un credito per l’importo corrispondente. Se poi vai in rosso, ovviamente, sarà un debito verso la banca.

Perfetto…. e allora?

…allora significa che il conto corrente in successione rappresenterà, concretamente, un credito o un debito del de cuius, ed alla stregua di ciò dovrà essere trattato, a seconda del saldo attivo o passivo.

Quindi,  i saldi del conto corrente attivo dovranno essere indicati in dichiarazione di successione come credito fruttifero del de cuius alla restituzione verso la banca, mentre il saldo passivo costituisce un debito del defunto e, in quanto tale, deducibile in sede successoria.

In quest’ultimo caso sarà necessario produrre il certificato rilasciato dall’istituto di credito contenente l’indicazione dei movimenti degli ultimi 12 mesi anteriori all’apertura della successione.

….quindi vai a verificare se lo zietto ti ha lasciato crediti o debiti…. in quest’ultimo caso acquisirai un debito, ma tranquillo, deducibile…..

M.

 

Fondo Patrimoniale e debiti professionali

3/9/2018

Finite le vacanze? ….belli, riposati, rilassati, in formissima… e adesso tutti al lavoro…

Confidando sulla vostra freschezza mentale, per il primo articolo post trauma-rientro, avrei scelto una recente interessante pronuncia giurisprudenziale in tema di Fondo Patrimoniale.

Allora, come ben sapete, il FP è un istituto giuridico previsto e disciplinato dagli artt. 167 e ss. del c.c..

Si tratta di un “patrimonio destinato” ai bisogni della famiglia che, nella pratica, ha quale obiettivo quello di tutelare la stabilità economica della famiglia stessa.

I beni conferiti nel FP, infatti, non potranno essere aggrediti se non per debiti contratti nell’interesse della famiglia.

Bene. Tutto chiaro… o quasi…

Il problema è: quali sono i bisogni della famiglia per i quali i debiti contratti legittimano una aggressione ai beni del fondo?

La legge non lo dice e, purtroppo, nel contrasto tra creditore procedente e debitore resistente, l’ultima valutazione spetta al povero giudice che si trovi a dover decidere sul merito.

Purtroppo, la valutazione può diventare difficile con riguardo ai debiti “professionali” o “imprenditoriali”…

Sono debiti contratti per i bisogni della famiglia?

Alcune sentenze, in passato, hanno contribuito a “smontare” un po’ l’appetibilità del FP, sostenendo che le obbligazioni scaturenti dall’attività lavorativa legittimano l’aggressione dei beni del fondo, in quanto il lavoro sarebbe destinato al sostentamento della famiglia e, quindi, nell’interesse di questa.

La pronuncia in commento (vedasi Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza n. 16176/2018), depositata lo scorso 19 giugno, va un po’ più in profondità.

La Corte ci spiega che affinché sia ammissibile l’esecuzione sui beni del fondo, è necessario che la fonte o la ragione del rapporto obbligatorio abbia inerenza diretta e immediata con i bisogni della famiglia. Ma ci chiarisce anche che, in applicazione del generale principio dell’onere della prova, e qui sta il bello, che al fine di dimostrare l’esistenza di un collegamento diretto fra debito contratto ed esigenze della famiglia, il creditore procedente non può limitarsi a sostenere che i proventi derivanti dall’attività lavorativa sarebbero stati destinati al mantenimento della famiglia stessa, gravando sullo stesso l’ onere di dimostrare nello specifico che i flussi finanziari erogati dalla società erano destinati, dal debitore, alle esigenze familiari e non ad altro.

Capito?

Buon rientro a tutti.

M