IMPOSTE DI SUCCESSIONE E RIFORMA DEL CATASTO

Il governo deve trovare soldi….e con la legge di bilancio qualcosina deve inventarsi…

Questo, in estrema sintesi, quanto si legge negli ultimi giorni…

Si tratterebbe di tagliare circa 3/4 miliardi di €uro di extradeficit per far bella figura (o, meglio, meno brutta figura) in Europa…

E allora le voci son sempre quelle: vuoi vedere che andranno a pescare un po’ sulle successioni?

D’altro canto, in confronto con i vari cugini europei, spazio di manovra ce ne sarebbe…basta tagliare quella bella franchigia da 1 milione e portarla a 500 (o 200), e quella scarna aliquota del 4% alzarla ad un 20…. ed il gioco è fatto.

Ma gli Italiani, sarebbero pronti ad una simile realtà? Ve lo dico io, no…non sono pronti, perché tra i vari problemi che gli Italiani affrontano nel corso della propria esistenza patrimoniale, tradizionalmente, quello successorio non compare.

Il problema però è ben più ampio (e grave) di quanto già potrebbe apparire. Perché? Perché gran parte della ricchezza degli Italiani è rappresentata da immobili.

E questi immobili, oggi, fanno i conti (fiscalmente parlando) con rendite catastali (si, rivalutate) del 1939.

Allora, se per ipotesi i valori catastali dovessero essere portati a valori commerciali, oltre ad avere un aggravio fiscale “in vita”, il cittadino italiano si troverebbe inevitabilmente a “traslare” sugli eredi un salasso fiscale post mortem.

Ma per rendervi conto veramente di che cosa stiamo parlando provate….fate una prova….è semplice (e drammatico): applicate sul valore commerciale attuale degli immobili un’aliquota del 20% e confrontatelo con un’aliquota del 4% sui valori catastali attuali….Visto?

Bene, ma quanto è probabile che ciò accada veramente? Non lo so, nessuno può prevedere il futuro, ma tutti possiamo analizzare il presente…

Al senato è stato presentato un disegno di legge di riforma del catasto, che riprende, pari pari, quello presentato e poi arenato nel 2014. Dicono, però, che per l’attuazione ci vorranno 5 anni (dicono…)….

Bene, oggi o tra 5 anni, gli Italiani sarebbero pronti?

No, non sono pronti….non sono pronti perché manca la corretta informazione…sento spesso parlare di educazione finanziaria (cosa che mi piace)….però io credo sarebbe più corretto (ed opportuno) parlare di educazione “patrimoniale”….anzi, di “cultura patrimoniale”….gli Italiani dovrebbero veramente diventare “padroni” della loro ricchezza, grande o piccola che sia, attraverso l’attuazione di una adeguata strategia patrimoniale globale, in un’ottica di protezione ed in un’ottica successoria….

Oggi è possibile trasferire a figli e nipoti immobili ed aziende (entro certi limiti) in esenzione fiscale…. sono pronti gli Italiani a farlo?

Purtroppo manca l’informazione, la “cultura patrimoniale”….

Ed allora chi deve informare l’Italiano?

Il consulente patrimoniale…un professionista che ha la capacità ed un’elevata preparazione diretta e specifica all’analisi del patrimonio globale del cliente, alla mappatura globale della sua famiglia, all’analisi dei rischi, al fine di elaborare una strategia patrimoniale globale…. in estrema sintesi il “Patrimonialista”.

M.